Il ballo del mattone, seconda puntata.

Uno sguardo critico su Comacchio e i suoi Lidi.

Da anni in questa zona di estremo interesse naturalistico oltre che artistico e culturale, è in atto un’infinita corsa all’oro, dove l’oro è il mattone, e dove il far west edilizio non conosce confine.

Delineare con chiarezza l’insieme della “storia del mattone” in questa terra è compito impossibile, almeno in questa sede, ecco perchè mi limiterò a trattare i fatti recenti o pseudo tali richiamando al bisogno qualche aneddoto dal passato.

Il primo intervento legislativo di regolamentazione del territorio risale al 1972, anno in cui gli amministratori locali provano a mettere ordine al sistema. Già dai primi anni ’50, e più ancora nel decennio successivo, la zona dei Lidi di Comacchio è teatro di una corsa all’edificazione selvaggia, in un vuoto legislativo e di tutela dell’ambiente totale. I lidi si trasformano presto in un mostruoso esempio della modernità architettonica dell’epoca: terribili palazzoni senza senso dipinti in malo modo si rincorrono sul litorale spingendosi fin a ridosso del mare. Il turismo in piena espansione chiama i grandi imprenditori: da Gardini a Sindona, si investe sul mattone, e in poco tempo i metri cubi di cemento si moltiplicano a dismisura ( un dato isolato: dal ’68 al ’72, anno del primo piano regolatore circa sette milioni di metri cubi di cemento per tutto il territorio comacchiese).

Lido delle Nazioni nasce grazie ad una società legata a Sindona, la Nesco, mentre la Izard (controllata da Mediobanca e dalla Montedison) costruisce Lido di Spina. Gli investimenti nell’ Eldorado del mattone continuano a piovere così come le prime grandi speculazioni. Le seconde case venivano vendute attraverso le tivù private milanesi negli anni ’80 e ’90, generalmente a compratori appartenenti a classi sociali relativamente abbienti, ma in grado di spendere cifre non esagerate, se confrontate ai prezzi in città come Milano o Torino, per poter far vacanza nell’incantevole scenario del Delta. Il problema arrivava quando i proprietari, trovandosi davanti un investimento non esattamente all’altezza delle promesse ricevute (ingenti lavori di manutenzione necessari, mancanza di adeguate strutture d’accoglienza e di servizi), riaffittavano nel periodo estivo a prezzi ancora maggiori, creando una spirale inflattiva nel mercato immobiliare.

Con “l’affare Enimont” il mito Gardini si ridimensiona e la spinta propulsiva data dai grandi investitori diminuisce, e con essa anche il sistema dei rapporti clientelari incomincia a scricchiolare. Nei primi anni del ’90 scoppia la tangentopoli urbanistica a Comacchio: finiscono nella bufera i due partiti che hanno fino ad ora condiviso il potere, Democrazia Cristiana e Partito Comunista. Cadono molte teste, dal Sindaco agli assessori, dai segretari comunali ad imprenditori e geometri. Nel frattempo si continua a costruire. Nascono nuovi imperi, mentre i vecchi si consolidano sempre più (nel 1992 ad esempio, la “Tomasi case” a Lido di Pomposa vendeva a duecentosettanta milioni di lire abitazioni di 40 mq ( circa 4 milioni al metro quadro). Già dal 1985 era stato emanato il decreto “Galasso” allo scopo di impedire di costruire entro un limite di 30 metri dal mare. Da queste parti non deve esserne arrivata voce di questa legge, perchè perfino negli annunci sui giornali locali si offrono ville “vicinissime al mare”, al massimo intervallate da piscine private, anche queste vietate dalla legge sulla tutela del paesaggio naturale.

Dopo gli anni della “tangentopoli comacchiese”, una serie di scandali relativi a gare d’appalto poco trasparenti, corruzione e illeciti edilizi d’ogni sorta, si sono protratti fino ad oggi, con l’ultima inchiesta avviata dal pubblico ministero della procura di Ferrara Nicola Proto, che vede coinvolti a vario grado, alcuni politici locali,tra cui l’attuale assessore all’urbanistica B.Cavallari (Prc), il vice presidente della “Comacchio calcio” ed ex presidente del Consiglio Provinciale, F. Farinelli ( questi nomi si aggiungono a quello del dirigente all’Urbanistica A. Pini, indagato per abuso d’ufficio e corruzione nel Settembre del 2008 ). L’inchiesta, denominata “Cementopoli”, indaga contemporaneamente su tre piani tra loro collegati: le concessioni rilasciate relative all’area commerciale “le Valli”, le presunte sponsorizzazioni illecite alla “Comacchio calcio”, e infine presunte irregolarità sulla costruzione del futuro porto turistico di Lido degli Estensi. Il Procuratore ha richiesto ulteriori sei mesi di proroga delle indagini, sarà utile perciò riaggiornarci su questo più avanti per poter aver un quadro più completo. Per ora la situazione si commenta ampiamente da sé, con l’ennesimo caso di, presunta, mala amministrazione che mette ancor più caos nel già caotico far west comacchiese- continua-

Junius

pubblicato su “Orfeo” magazine studentesco università di Ferrara

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