“Il mio nome è Harvey Milk e voglio reclutarvi tutti”

Ecco l’esempio di Harvey Milk, le sue battaglie oltre che la sua storia personale e politica, in un’America conservatrice, in una San Francisco che mal tollerava Castro street e quello che stava succedendo in quel lontani anni settanta.

Il “sindaco di Castro Street”, emerse da subito come un leader della comunità gay, fondando la “Castro Valley Association” dei commercianti locali, e fungendo da rappresentante per gli interessi del quartiere nelle relazioni con il governo cittadino.

A dispetto di un clima ostile a livello nazionale nei confronti degli omosessuali, si candidò tre volte (senza successo) a cariche elettive. Ma l’ultima campagna elettorale si dimostra un successo e Harvey viene eletto consigliere per il 5° Distretto, diventando il primo gay dichiarato ad assumere una carica istituzionale.

“Il mio nome è Harvey Milk e voglio reclutarvi tutti”. Così recitava quando scendeva in piazza alla testa di migliaia di persone nelle prime grandi manifestazioni della comunità gay americana. La lotta di emancipazione, contro pregiudizi e discriminazione, portò Harvey Milk a scontrarsi contro la famosa Proposition 6, che voleva bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole pubbliche della California. Dopo la grande vittoria ottenuta, forse la prima per il Movimento in America, il consigliere Milk viene assassinato brutalmente da un politico locale. Il suo assassino viene proprio da quella gente, politici e società civile, verso i quali Harvey era riuscito col tempo ad instaurare fiducia e ammirazione.

Il film restituisce una figura molto importante, un progressista, il prototipo del leader di comunità americano, capace di controllare un vasto elettorato (l’intera comunità gay di San Francisco e oltre), di portare in piazza migliaia di persone, creando un nuovo spazio liberato per la nascita del grande Movimento gay.

Trentamila persone marceranno da Castro al Municipio per la sua morte. Nel film l’immagine forse più forte è proprio questa, l’interminabile corteo, che solo qualche giorno prima sarebbe stato in grado di “scatenare l’inferno”, in un silenzio quasi irreale commemorava il sacrificio di un grande leader.

Questo film ci restituisce, oltre alla figura del coraggioso politico, anche un uomo dalla profonda fragilità interiore, che soffre per amore e che non rinuncia a lottare neanche quando uno degli uomini che tanto ha amato si uccide, proprio alla vigilia di uno degli scontri politici più importanti della sua vita.

Le vicende personali e la storia politica di questo uomo, sono riproposte in questo film in modo magistrale, restituendo al pubblico una figura vera, un personaggio reale, rifuggendo sicuramente dalle esagerazioni quasi mitiche, che ha volte accompagnano i film di questo tipo. Essenzialmente biografico, ecco come il regista Gus Van Sant, dopo una serie di film su tematiche gay, decide di portare sullo schermo il suo personaggio. E’ grazie ha questa scelta di “sobrietà”, che si riesce a capire il film, ad emozionarsi, a comprendere quanta strada è stata fatta per l’affermazione di fondamentali diritti che ancora oggi vediamo minacciati in Italia come nel mondo, ma che esistono anche grazie ad esempi, anche estremi, come quello del “sindaco di Castro street”.

Junius

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