OBAMA! O NO?

 4  novembre 2008

Quindi siamo quasi in dirittura di arrivo per le elezioni americane. Obama è il grande favorito. Obama sarà il cambiamento, sarà un nuovo politico che farà una nuova politica. Obama è giovane, democratico e nero. E quindi? Contenti tutti? Se vincesse veramente contro l’anziano veterano del Vietnam, saremmo tutti più contenti? Ma fino a quando? Passata la sbornia della vittoria, sicuramente il nuovo presidente si metterà al lavoro: il messaggio più forte trasmesso da Obama agli americani è di voler lasciare indietro gli anni del muro contro muro tra i due partiti, quindi di aprire la collaborazione con i falchi repubblicani; l’Iraq è la prima necessità per il candidato democratico, liberarsi cioè dal pantano di questa assurda guerra, salvo poi trasferire armi e bagagli le truppe e “risolvere” il vero fronte della lotta contro Al Qaeda, l’Afghanistan, almeno 7 mila uomini in più. L’Iran, per il quale prevede una politica di dialogo da una parte, ma senza escludere l’opzione militare se sarà necessaria.
Dal punto di vista economico, promesse e ancora promesse. Riduzione delle tasse al 95% degli americani, restituire il “sogno americano alla middle class”. Impresa che per nulla convince gli osservatori e i più attenti conoscitori dell’economia americana e della sua storia.
Per la sanità si preparerebbe ad una grande riforma che finalmente renda universale l’assistenza medica con il coinvolgimento dello stato. Questo certo servirebbe, eccome.
L’insieme del messaggio innovatore di questo nuovo leader, il carisma, le sue doti di grande oratore, fanno percepire alla maggioranza degli americani, e al mondo intero, che una svolta è possibile, che cambiare si può.
È difficile, da osservatore esterno, europeo, lasciarsi completamente andare all’euforia e al trionfalismo. Tutte le buone intenzioni, ma soprattutto tutte le promesse, che a gran braccio i due candidati distribuiscono, mettono quel tanto di timore e di sospetto, naturale per chi conoscendo i precedenti presidenti e la loro politica, proprio non può pensare che finalmente l’America smetterà di essere quello che è sempre stata, “paladina della democrazia e della pace nel mondo”, sempre seguendo logiche ben collaudate di tutela dei propri interessi mondiali e di aggressione imperialista. Quello dovrà cambiare, sarà l’intera mentalità dei governanti americani. Una “gioventù bruciata” di politicanti che nell’ombra mai ha abbandonato l’idea di essere l’unica guida del mondo libero, contro i vari “imperi del male”.
L’Italia e il mondo intero aspettano dunque con trepidazione il grande evento, amaramente convinti, chi più chi meno, che la promessa di cambiare tutto, sarà solo perché tutto, infine, rimanga uguale a se stesso.

Junius

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