Esiste un allarme omofobia in Italia?

Si parla e non si parla, più che altro se ne parla a sproposito, come d’abitudine del giornalismo italiano. E’ l’evento del giorno, ma può benissimo passare, appunto come evento come news, ma poi deve lasciare il posto al meglio, che sia Berlusconi che consegna case ai terremotati, opppure l’ipocrisia vaticana sui morti in Afghanistan.

Certo è che di allarme si dovrebbe parlare, a mio modo di vedere. Le ultime aggressioni romane, borgatare si diceva un tempo, conosciute da tempo nella capitale; c’è stata anche Bologna, c’è stata Rimini quest’estate (senza botte però), in Sardegna qualche mese fa. La solita storia, qualche bulletto di strada mena il coetaneo, ma così per scherzo, gli urlano “frocio di merda”, qualche calcio e via a pranzo dalle famiglie. Capita poi che siano un pò più grandi, ad esempio adulti con le teste rasate e vestiti allo stesso modo: na serata diversa, tirano qualche molotov così per fa serata…ahò, ma mica li volevamo ucciddere! Poi capitano i delinquenti, sempre con testa rasata che usano le lame, e le usano sui froci, così…per far serata.

Ahò…me sorge l’atroce dubbio, ma vuoi vedè che son fascisti, quelli che ce l’hanno coi froci?! Ma no, troppo semplicistico, in fondo anche la Chiesa e i democristiani ce l’hanno coi gay. Ecco che tirar conclusioni affrettate, anche se mosse da sani intenti, diventa quasi inutile.

C’è un problema omofobia in Italia…ma da mò! mica un allarme, ma un problema appunto. La cultura italiana non riesce ancora ad assimilare il concetto di libertà d’orientamento sessuale. C’era una volta l’ultimo grande poeta italiano, che parlando con coscienza di causa metteva in allarme sulla degenerazione e il progressivo abbruttimento antropologico, che egli osservava nel popolo italiano. Si parlava degli anni settanta e chi parlava era Pier Paolo Pasolini.

Pasolini viveva in un Italia assai diversa dall’attuale, dove la società consumistica d’asporto stava trovando sistemazioni nelle menti degli italiani. L’oggi è la conseguenza ipotizzata da Pasolini: l’individualismo, l’anomia, la mercificazioni dei rapporti. Figlia di quell’ italietta di trent’anni fa, quella del 2000 è incapace d’affrontare la propria maturità, è immatura e ignorante.

Il trattamento riservato dai media per le aggressioni di questi ultimi tempi è esemplare: la banalizzazione del male, la sua trasformazione in routine. Un aggressione, una violenza è sempre grave, ma quella verso un omossesuale, gay o lesbica, è più grave. É più grave e merita più attenzione, anzi merità di più, merita la comprensione. E qui casca l’asino. L’asino è chi non ha studiato, chi non s’è preparato, gli hanno imparato male. Il problema sta quindi nell’educazione.

I nostri governanti sono i primi ignoranti. “Mi hanno accusato di tutto, ci manca che mi accusino delle guerre puniche e poi…” , questa frase famosa di Andreotti, se non altro meritoria di rispetto per la veduta storica, è stata brutalmente tradotta con: “ci manca solo che mi accusino d’essere gay!” Silvio Berlusconi 2009. Meglio non infierire su questo squallido politicante, ma neanche dimenticare che è il Capo, e come tale dà un messaggio, più o meno politico, ogni volta che apre bocca.

Il Partito Democratico non dà segni di vita, poveretto, inerme schiavo del sistema- Berlusconi, non riesce in nessun modo a far funzionare le rotelle, figuriamoci a fare opposizione politica. Quando Prodi ha potuto,non ha voluto fare nulla. La legge sulle unioni civili, anche nella versione più catechistica, non è mai diventata legge dello Stato.

Bisogna farsi sentire. Bisogna manifestare, e bisogna farlo sempre. Bisogna capire e studiare; capire la nostra società in cambiamento, ed essere pronti a riconoscere tale cambiamento. La questione gay in Italia è un problema di civiltà, di maturità d’un popolo. Chi sta un passo un po’ più avanti si deve girare e guardare chi non riesce ad avanzare, nella propria coscienza, nella comprensione. Non sto dicendo certo di compatire o andar incontro a quei delinquenti, ma dico di provare a far comprendere a più gente possibile che la strada da fare è ancora tanta. Far capire che non siamo da “primo mondo” perchè c’abbiamo il P.i.l. più grande degli altri, se poi si picchia si arriva ad uccidere perfino, chi non la pensa come noi o che decide di vivere la propria sessualità in modo diverso dal nostro.

Junius

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