Valzer con Bashir

Il massacro, così è chiamato fin dalle prime scene del film. Il protagonista, il regista israeliano Ari Folman, riprodotto nell’animazione insieme ad altri compagni di guerra, giovanissimi israeliani arruolati nell’esercito in missione in Libano che assistettero al massacro di Sabra e Shatila, da parte di falangisti cristiano maroniti.

Ari, molti anni dopo, decide di dissotterrare quelle memorie, e affronta un viaggio, fisico, parallelo a quello della memoria, grazie al quale riesce a ricostruire la sua presenza, rimossa dal proprio subconscio, al massacro del 15 settembre 1982.

L’ora e mezza di film scorre senza intoppi, coinvolgendo lo spettatore e portandolo dinnanzi alla crudeltà insensata della guerra. Il viaggio è soprattutto interno alla coscienza di questi giovani israeliani, incredibilmente alienati da questa guerra, ieri come oggi inconsapevoli strumenti del potere, protagonisti di guerre senza nome.

Una costante di “Valzer con Bashir”, diventa proprio l’inconsapevolezza che i soldati dimostrano. “Spara!, spara a chi?, tu spara e non pensare!”; “ non sapevo neanche dove fossimo, né contro chi dovessimo sparare!”. Questo film è spaventosamente attuale proprio nel riproporre le figure dei soldati israeliani, ignari attori di anni di persecuzioni, violenze e usurpazioni nei confronti del popolo palestinese. A Gaza infatti, durante l’ultima guerra, un giornalista ha riportato alcuni discorsi di giovanissimi soldati; questi discorsi ripropongono lo stesso senso di incoscienza e superficialità nei confronti di un conflitto, quello verso il mondo arabo, che si trascina da generazioni, quasi una tradizione tramandata di padre in figlio.

“Valzer con Bashir” è in grado di trasportare lo spettatore, attraverso momenti quasi lisergici, come il pazzo ballo, un valzer, di un soldato israeliano con mitra in mano sotto il fuoco nemico e sotto il gigantesco ritratto di Bashir Gemayel, il politico libanese ucciso in un attentato dai fedayn palestinesi.

La fine del film, dalla tecnica speciale usata e ben riuscita ( Flash, animazione tridimensionale e 3D confluiscono in una animazione messa a punto da Yoni Goodman), si viene trasportati direttamente alla cronaca, alla storia di quell’eccidio, attraverso le immagini reali della morte e della distruzione dei campi profughi di Sabra e Shatila, immagini che colpiscono nel vivo per la loro crudeltà, ma che chiudono il racconto con quella seria obiettività e attaccamento alla storia che il film dimostra di possedere in tutto il suo sviluppo.

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All’alba del 15 settembre 1982, i bombardieri israeliani sorvolavano bassi Beirut ovest e le truppe israeliane erano gia’ posizionate attorno i campi. Dalle 9 del mattino, il generale Sharon era presente a dirigere personalmente le azioni. Sharon si trovava nell’area del comando generale, all’incrocio dell’ambasciata del Kuwait, appena fuori Shatila.

A mezzogiorno fu completato l’accerchiamento dei campi di Sabra e Shatila da parte dei carriarmati israeliani e furono installati numerosi checkpoint tutt’attorno per monitorare chiunque entrasse o uscisse dai campi. Nel tardo pomeriggio, sino a sera, i campi furono bombardati. Giovedi 16 settembre, gli alti comandi militari israeliani diedero ordine all’esercito “di farvi entrare i falangisti, che provvederanno alla pulizia”.
Per le successive 40 ore i falangisti violentarono, uccisero e fecero a pezzi migliaia di civili disarmati, in grande maggioranza vecchi, donne e bambini, sostenuti dall’esercito israeliano, che impediva la fuga ai pochi che riuscivano a scappare dalla carneficina. Residui di razzi israeliani trovati nelle rovine dei campi dimostrarono che gli elicotteri israeliani avevano illuminato a giorno le due notti di orrore per facilitare il compito dei falangisti.
Il numero delle vittime varia da 700 (dichiarazione ufficiale di Israele) a 3.500 (secondo un’indagine condotta dal giornalista israeliano Kapeliouk). Il numero esatto non sara’ mai conosciuto perche’, oltre ai 1.000 corpi sepolti in fosse comuni dalla Commissione Internazionale della Croce Rossa, un gran numero di cadaveri furono sepolti sotto le macerie delle case rase al suolo dai bulldozers.

Junius

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