Comunicare in politica

Esiste in Italia un emergenza per quanto riguarda la comunicativa politica?la crisi della politica è anche crisi della comunicazione, oltre che degli ideali e dei leaders?penso che la risposta da dare sia positiva.

Con l’attuale governo assistiamo ad uno scenario nuovo, sotto questo aspetto. La coalizione guidata da Prodi non manca sicuramente di comunicabilità, ma manca certamente di chiarezza nel messaggio politico. Un modo di esprimersi, quello dei rappresentanti eletti dell’Unione, che si inserisce a pieno titolo in quello che definirei “politichese intimo”. E’ un nuovo modo di comunicare, che nel presidente Prodi vede il suo massimo esponente. Le interviste fatte al politico di turno, siano queste improvvise, oppure pianificate, da qualche tempo a questa parte hanno assunto una forma così vicino al “familiare”, così informale, così “intimo”,da sembrare anche ai meno attenti quasi banali e scontate. Il politico è fermato mentre esce di casa, mentre corre in bicicletta, mentre scia, mentre fa footing o è fuori con la propria consorte; così, alle domande, sempre più leggere e sempre meno impegnative, visti anche i luoghi nei quali vengono propinate, le risposte assumono i toni della semplicità e della chiarezza che rasenta a volte appunto una certa banalità nella forma e scarsità quasi imbarazzante per quanto riguarda i contenuti.

Analizziamo il centro- sinistra: tra i suoi rappresentanti, troviamo coloro che cercano di tenere un certo livello di “confidenza” con l’elettore medio, rivolgendosi come nel caso ad esempio del vice- presidente del consiglio D’Alema, direttamente alle sue passioni sportive, come quando si trova a commentare la coppa del mondo di vela, uscendosene spesso, anche riferendosi a tematiche più strettamente di governo, con brillanti e allegre metafore.

Ora i portavoce siano essi di partito o di un altro politico più importante. Qui esiste una vasta gamma di scelta, ma è passando ai politici della coalizione di centro- destra che troviamo gli esempi più interessanti. È il caso questo del portavoce di Forza Italia Bonaiuti, sempre pronto a tirar fuori il meglio di sé, con puntuali e accattivanti drammatizzazioni della situazione politica e della maggioranza di governo, attraverso un uso quasi da teatrino dell’avanspettacolo, di tutto un insieme di riferimenti più o meno velati, alle pochezze intellettive, morali, politiche degli avversari.

Bondi, portavoce del leader di Forza Italia Berlusconi. Ecco un esempio di perfetto e rassicurante uomo politico, certamente il più incline a penetrare lo schermo e raggiungere immediatamente il cuore dell’elettore- spettatore. Con il suo modo quasi adorante nei confronti del suo diretto superiore, cerca in ogni maniera e in ogni intervento, di inserire quel più di amicale, che perfettamente si sposa con lo stile di tutta la coalizione di destra, escludendo la Lega ovviamente.

Un mix esplosivo di umor, informalità e qualunquismo a macchia di leopardo, ecco come si presenta la comunicazione politica attuale, il tutto ovviamente acutizzato nei periodi delle feste comandate, delle pause estive o dei momenti, come è quello attuale, nei quali si svolgono le grandi manovre per alleanze, scissioni, e nuove coalizioni. Sono questi i momenti forse più imbarazzanti per noi cittadini- elettori, quando il vuoto si impossessa della politica,. Ecco quando, per paura di non dire nulla, non avendo nulla da dire, in quanto nulla si è ancora deciso, il rappresentante di turno della maggioranza sviolina tutto il suo fascino di oratore, riempiendo a più non posso il nostro orecchio attento, di grandi e lunghissime divagazioni retoriche, tutte incentrate al discredito dell’avversario, o alla lode del lavoro fatto dalla propria parte politica. Non si tratta di nostalgia nei confronti del vecchio approccio ideologico alla politica, certo è che a quel modello, dei vecchi partiti di massa, nel vecchio secolo delle ideologie, se ne è proposto un altro caratterizzato da un certo leaderismo, moderato per la sinistra e più accentuato per la destra, che trova nuova linfa in un modernismo lessicale e in un approccio verbale, che non lascia spazio alla reale comprensione del messaggio, che col tempo si fa sempre più vuoto a favore della forma e del buon stile. Così ci troveremo, nell’ Italia del futuro, tutto ciò che di male potrà lasciare in eredità nei prossimi anni l’attuale ceto politico. E’ difficile capire come si potrà tornare a parlare delle cose importanti di questo paese, dei problemi eternamente ignorati, delle promesse dei nostri governanti prima di essere eletti. Forse dovremo per sempre accontentarci di belle facce e caldi sorrisi. Pare proprio che la costante perdita di credibilità del discorso politico, data anche dalla sua parziale intangibilità, non faccia altro che rivelare, nel suo complesso, la tangibile nudità del potere.

Junius

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