Il canto del cigno

La recente riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato dello zucchero rappresenta sicuramente un fatto epocale nella storia di questo settore. Per i lavoratori degli zuccherifici italiani il risultato ottenuto alla chiusura dei negoziati europei è quanto di peggio ci si potesse aspettare: taglio del 50% della quota attuale, 13 stabilimenti da chiudere, cancellazione della bieticoltura al Sud e al Centro dell’Italia. Molto forte è la distanza tra la riforma odierna e la proposta italiana a suo tempo concordata fra la filiera bieticolo-saccarifera, le Regioni ed il Governo nazionale. Il ministro Alemanno aveva in più occasioni dichiarato che l’Italia non sarebbe stata disponibile a ridurre di oltre il 25% la produzione, a causa del carattere assolutamente strategico del settore per l’economia del paese.
 
Per l’Emilia Romagna, regione che produce oltre la metà dello zucchero nazionale e che conta 9 impianti sui 19 complessivi e 3200 lavoratori su 7700, questo significherà un crollo sia economico che sociale non da poco. La chiusura è prevista per 5 stabilimenti degli attuali 9 e in questo clima di grande incertezza, la provincia di Ferrara rischia di perdere i suoi stabilimenti a Bondeno, Ostellato e Pontelagoscuro. Da un po’ di tempo ormai in questa come in altre zone, le proteste dei lavoratori si fanno sentire, attraverso manifestazioni e blocchi dei cancelli che hanno accompagnato la fine della campagna saccarifera. A Pontelagoscuro a perdere il posto di lavoro potrebbero essere fino a 300 lavoratori-studenti stagionali, che grazie all’opportunità di lavorare allo zuccherificio riescono a non gravare sul bilancio familiare mantenendosi agli studi.  
 
Come racconta Andrea, studente universitario: “la chiusura di Pontelagoscuro, se avverrà, sarà veramente drammatica per molti ragazzi che, come me, hanno questo come unico impiego stagionale da fare nella zona. La campagna, ti permette di avere una autonomia finanziaria notevole durante tutto l’anno solare, dandoti la possibilità di fare altro, compresa l’università. Se questo dovrà servire come tappa fondamentale per allinearci ulteriormente all’Unione Europea o, ai livelli più alti, alle direttive dell’organizzazione internazionale del commercio (WTO), sicuramente il prezzo da pagare sarà altissimo!”
 
Il livello di coscienza della gravità del momento, è forte anche in Giuliano Martini operaio strumentista dello zuccherificio di Pontelagoscuro e Vicepresidente della Circoscrizione Nord del Comune di Ferrara: “l’accordo sull’OCM ha decretato la fine dello zucchero in Italia! La riforma è stata siglata dal Ministro Alemanno con ’assicurazione che con le risorse del fondo di ristrutturazione di 730 euro\ton zucchero e quelle del fondo di diversificazione regionale di 164 euro\ton zucchero, il settore sarà pienamente riconvertito e non perderà posti di lavoro, pur sapendo che in realtà ciò è impossibile!”
 
 E continua: “Per quanto riguarda la riconversione, per chi avesse un minimo di memoria storica, dovrebbe ricordarsi che, a parte un timido tentativo di anni fa a Comacchio interrotto bruscamente, ciò non è mai successo. Il Ministro parla di obbiettivi e produzioni alternative come Isoglucosio, Bioetanolo, ma attualmente non esiste in Italia un piano energetico e quindi una prospettiva a lungo termine.”
 
Per quanto riguarda invece gli incentivi che secondo il piano verranno elargiti ai bieticoltori, spiega Giuliano: “questi riceveranno in quattro anni aiuti vari, per cui il valore della produzione sarà non lontano da quello attuale, ma questa è una trappola; quando finiranno tra quattro anni gli aiuti ai bieticoltori e il prezzo dello zucchero subirà un tracollo, è probabile che nessuno se la sentirà di continuare la coltivazione. Si arriverà al collasso vero e proprio del settore con la probabile chiusura delle poche fabbriche rimaste a quel punto in attività.”
In definitiva bisogna sottolineare il fatto che, sicuramente una riforma del bieticolosaccarifero era indispensabile visto lo “stato di salute” precario che il settore si portava avanti da tempo, ma è altrettanto certo che, come ogni cambiamento, va fatto con gradualità e tenendo primariamente conto degli interessi di chi ne è direttamente coinvolto come i lavoratori, i quali troppo spesso devono accontentarsi di subirne le conseguenze. In questo come in altri contesti a mancare è stata la concertazione nella decisione, anzi quella c’è stata, direi piuttosto il tener fede agli impegni presi in sedi precedenti, che questo sì è mancato.
 
Publicato su “Bella Ciao” del Dicembre 2005
Junius
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