Da Agosto ad Ottobre 2010

Appalti sospetti da 45 milioni, conto alla rovescia per i sei indagati

la Nuova Ferrara — 25 agosto 2010 pagina 11 sezione: CRONACA

E’ la terza inchiesta aperta dalla procura contro la «vecchia» Area e si è concentrata sugli appalti concessi da Area stessa alla Cooperativa Brodolini: l’inchiesta è ormai al rush finale, ai prmi di settembre è atteso il deposito delle ultime carte da parte degli inquirenti e poi il pm Nicola Proto dovrà decidere sulla sorte dei sei indagati, alcuni dei quali i «soliti noti»: Vittorio Volpi e Arrigo Bellinazzo, ex vertici di Area come ex presidente ed ex dg, Raffaele Alessandri, oggi direttore generale di Area, Giovanni Alberi della Coop Brodolini e Adelio Peroni, consulente della stessa coop e infine Walter Cavalieri Foschini, ex vicesindaco di Comacchio e assessore. Tutti sono coinvolti nell’inchiesta per concorso in turbativa d’asta per tre appalti da 45 milioni, per la gestione dei servizi rifiuti nel Comacchiese. Al momento, da quanto è emerso dagli ultimi atti eseguiti su delega dalla Finanza, la contestazione si è limitata alla turbativa, mentre sarebbe caduta l’accusa di corruzione che pure era stata contestata a vario titolo, almeno negli atti preliminari e nelle richieste di intercettazione della procura (pm Nicola Proto) e dagli atti stessi del gip Silvia Migliori che le aveva autorizzate. Parlando di Area, però, occorre ricordare che i guai non sono finiti qui: resta la quarta indagine sulle attività estere, ad Abu Dhabi ed in Senegal dagli ex manager della società multiservizi. Si indaga per valutare il possibile sperpero di denaro pubblico: fu causato solo da una gestione sprovveduta o da interessi personali?

Area, round a Volpi e Alessandri

la Nuova Ferrara — 28 settembre 2010 pagina 13 sezione: CRONACA

Era una torta da spartire di 45 milioni di euro. Tre gare d’appalto per la gestione dei rifiuti nel Comacchiese e in altri Comuni che la Coop Brodolini doveva assolutamente vincere. Una colossale turbativa d’asta, secondo la prima ipotesi per cui procura e finanza hanno indagato per quasi due anni e per cui ora hanno presentato il conto ai sei indagati. Con una clamorosa conclusione: Vittorio Volpi e Raffaele Alessandri, l’ex numero uno e l’attuale direttore generale di Area, non hanno alcuna responsabilità nel patto che venne fatto, secondo le ipotesi d’accusa, tra i dirigenti Coop Brodolini e la società Area con la mediazione di un amministratore del Comune di Comacchio. Per entrambi, Alessandri tuttora in carica nella “rinascita” di Area, e Volpi, ex presidente di Area dimessosi per il coinvolgimento nelle indagini giudiziarie a suo carico o perlomeno della sua gestione finita sotto la lente d’ingrandimento di finanza e procura (discarica Crispa, Area-Riusa, società estere), il magistrato Nicola Proto ha infatti presentato richiesta di archiviazione al gip, al quale toccherà comunque valutare se accoglierla o meno. Quelle di Volpi e Alessandri erano ritenute le posizioni chiave dagli inquirenti, perché la tesi dell’indagine era che vi fosse stata una sorta di ‘Grande Patto’ tra i massimi dirigenti di Area e quelli di Brodolini con la mediazione del Comune di Comacchio per dare continuità agli appalti che la stessa Brodolini prima gestiva per conto del Comune di Comacchio e che invece, da un certo punto in poi, dovevano essere affidati ad Area. Ora invece, le loro posizioni nell’inchiesta sono state ritenute penalmente non rilevanti: il motivo della richiesta di archiviazione non è possibile conoscerlo, ma sia per Volpi che per Alessandri si possono ricordare gli esiti degli interrogatori dei mesi scorsi davanti ai finanzieri. Avevano dato spiegazioni – evidentemente plausibili alla luce della richiesta d’archiviazione – a tutti gli atteggiamenti ambigui, alle telefonate quasi in codice tra gli indagati, che potevano alludere ad una gestione dell’appalto non trasparente. Sono cadute anche le ipotesi di reato di corruzione aggravata, già del tutto escluse nei mesi scorsi per Volpi e Alessandri, quindi ancor prima delle conclusioni attuali. L’atto di chiusura è già stato inviato da parte della procura agli altri 4 indagati: Arrigo Bellinazzo, ex direttore generale, Giovanni Alberi e Adelio Peroni, di Coop Brodolini, e l’ex assessore comacchiese Walter Cavalieri Foschini. Da quanto si apprende, anche per tutti loro è caduto definitivamente il reato di corruzione, mentre resta in piedi quello di turbativa e il concorso in rivelazione di segreti d’ufficio; come scenario si può ipotizzare, in assenza di conferme ufficiali, la preparazione del bando di gara su misura per Brodolini. La tesi della corruzione era stata coltivata dagli inquirenti fin dal primo momento, soprattuto alla luce dei contatti che vi erano stati, ad esempio tra Bellinazzo, Alberi e lo stesso Foschini. Ipotesi di reato che aveva portato lo stesso gip durante le indagini ad accogliere le richieste d’intercettazioni diventate poi lo scheletro dell’inchiesta. Un’ipotesi investigativa, quella della corruzione, che non ha retto agli sviluppi dell’inchiesta: alla fine non sarebbe stato dimostrato lo scambio corruttivo. Non solo per soldi ma, ad esempio, anche per raccomandazioni fatte sui dirigenti Coop per assumere personale alla Brodolini

Diverse reazioni dei legali

la Nuova Ferrara — 29 settembre 2010 pagina 17 sezione: CRONACA

Reazioni diverse da parte dei legali alle richieste del pm sul caso Area-Brodolini. Carmelo Marcello e Franesco Vinci affermano che Walter Cavalieri Foschini è nei guai per rivelazione di segreti d’ufficio e turbativa d’asta in quanto l’ex assessore ha «consentito al signor Alberi di esaminare e fotocopiare alcuni documenti preliminari alle gare d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti nel Comune di Comacchio. Si tratta di una circostanza pacificamente ammessa nell’interrogatorio». Cavalieri Foschini, ribadiscono i suoi legali, «ritiene di aver agito nell’interesse del Comune di Comacchio, essendosi limitato a chiedere al signor Alberi informazioni sui documenti forniti da Area al fine di valutare la correttezza nell’espletamento dei servizi proposti dalla stessa Area al Comune di Comacchio e senza alcun riferimento ad aspetti economici». In effetti non sono contestate ipotesi di corruzione. Fabio Anselmo, legale di Vittorio Volpi per il quale è stato chiesto il non luogo a procedere, è contento che «il pm si sia convinto dell’insussistenza di elementi a carico dell’ex presidente, il quale ha peraltro sempre fornito piena collaborazione. Con questo atto, e pure quello nei confronti di Raffaele Alessandri (il direttore di Area, anche per lui richiesta di non luogo a procedere, ndr) di fatto l’azienda esce in toto da questa vicenda. Si evidenzia – conclude il legale – anche l’assenza di un quadro corruttivo».

«Così era stata truccata la gara»

la Nuova Ferrara — 29 settembre 2010 pagina 17 sezione: CRONACA

Fotocopie di atti riservati trasmesse all’azienda che partecipava alla gara e appalto ‘allungato’ per fare un piacere alla stessa impresa, la coop Brodolini. Queste le accuse che potrebbero portare a processo quattro dei sei indagati dell’inchiesta Area-Brodolini. Per gli altri due, Vittorio Volpi e Raffaele Alessandri, rispettivamente ex numero uno e attuale dirigente di Area, la procura ha chiesto l’archiviazione e la svolta potrebbe preludere (l’ultima parola spetta al gip) alla caduta delle ipotesi di corruzione, l’accusa più grave e temuta. Nella rete dell’inchiesta sono rimasti impigliati quattro indagati ai quali sono contestate la rivelazione di segreto d’ufficio e la turbativa d’asta. L’atto compilato dal sostituto procuratore Nicola Proto comunica l’avvenuta chiusura delle indagini a loro carico e prelude ad una possible richiesta di rinvio a giudizio. A Giovanni Alberi e Adelio Peroni, presidente e consulente della Brodolini, e all’ex vicesindaco Walter Cavalieri Foschini viene contestata la violazione del segreto d’ufficio nell’appalto per la racconta dei rifiuti nel comune di Comacchio. Secondo le risultanze dell’inchiesta i due rappresentanti della coop vennero a conoscere, grazie all’intervento di Cavalieri Foschini, notizie che non potevano essere divulgate. I dirigenti Brodolini, unica azienda partecipante alla successiva gara, vennero in possesso di fotocopie di documenti preliminari alla gara predisposti da Area, di lettere e dello stesso capitolato d’appalto. Grazie a quelle ‘spiate’ Brodolini suggerì modifiche da apportare al bando di gara, poi accolte. Agli stessi indagati e ad Arrigo Bellinazzo, direttore di Area viene contestata anche la gara truccata. Cavalieri Foschini avrebbe esaminato i documenti pre-gara assieme ai rappresentanti della Brodolini chiedendo ad Area di estendere da 5 a 7 anni la durata dell’appalto e la modifica di alcuni parametri ‘sensibili’. Bellinazzo avrebbe portato le stesse richieste nel cda di Area.

Due processi per abusi edilizi Sotto accusa la famiglia Tomasi

la Nuova Ferrara — 13 ottobre 2010 pagina 01 sezione: PRIMA PAGINA

COMACCHIO. Due processi per abuso edilizio in un solo giorno, ieri, e un terzo fissato per la settimana prossima: imputati di tutto questo tre figli, Aldo, Milena e Massimiliano, del famoso costruttore edile comacchiese Gianfranco Tomasi. Tre processi che tuttavia potrebbero essere azzerati – da qui i rinvii dei giudici – per valutare l’applicazione di una nuova sanatoria regionale che cancellerebbe gli abusi. Intanto, il legale di Gianfranco Tomasi ha presentato alla procura richiesta di archiviazione per l’indagine per corruzione contestata a Tomasi. A PAGINA 30

«Si deve archiviare la corruzione»

la Nuova Ferrara — 13 ottobre 2010 pagina 30 sezione: PROVINCIA

COMACCHIO. La questione giudiziaria più antipatica che ha coinvolto Gianfranco Tomasi è un’inchiesta che lo vede indagato per corruzione, per aver – secondo le ipotesi accusatorie – distribuito finanziamenti ai partiti nell’ultima campagna elettorale. L’inchiesta affidata al pm Nicola Proto è in corso e aveva visto nei mesi scorsi l’interrogatorio in procura dello stesso Tomasi, assistito dall’avvocato Filippo Sgubbi. Lo stesso avvocato ieri mattina ha informato di aver presentato e depositato una copiosa memoria difensiva, in cui ha presentato la richiesta di archiviazione per la posizione di Tomasi. «Non vi sono elementi per sostenere questa accusa» ha spiegato il legale, ricordando che tutti i finanziamenti di Tomasi ai partiti comacchiesi sono stati fatti alla luce del sole, sono stati tutti registrati dal primo euro all’ultimo nella contabilità aziendale delle varie società dell’impero Tomasi. Si trattava, come aveva spiegato lo stesso Tomasi a «la Nuova Ferrara», dopo che la notizia sull’inchiesta era trapelata, di «finanziamenti assolutamente regolari». «Abbiamo già chiarito tutto» aggiungeva con sicurezza: «Credo che ora le cose siano state spiegate». Ora si attende il pronunciamento del pm Proto che dovrebbe chiudere a breve l’inchiesta definita Comacchiopoli, per tutti i tronconi di indagine.

«Macchè ingordi, noi onesti e seri»

la Nuova Ferrara — 29 ottobre 2010 pagina 13 sezione: CRONACA

«Mi consulterò col mio avvocato ma ho ancora molte cose da raccontare». La funzionaria comunale Maria Amoruso, teste-chiave del processo sul sistema degli appalti ferrarese, non fa marcia indietro. Ma le sue dichiarazioni in tribunale hanno sollevato un vero vespaio. La dipendente comunale, ingegnere di 42 anni, è stata indagata per corruzione in un filone dell’inchiesta sulle gare truccate, posizione poi archiviata dal pm Patrizia Castaldini. Mercoledì è entrata in tribunale in veste di semplice testimone ma ne è uscita con la prospettiva di ritornarci come indagata di reato connesso il 6 dicembre. Il suo racconto, interrotto e ripreso più volte, ha fatto insorgere il nutrito drappello dei legali che difendono i 13 imputati di abuso d’ufficio e turbativa d’asta che hanno incassato la sospensione dell’udienza e il cambio di ruolo della dichiarante: da teste a possibile indagata. Una qualifica che modifica lo scenario processuale, anche se le sue affermazioni restano agli atti (dovranno essere verificate quelle che configurano ipotesi di reato che la coinvolgono direttamente) e tracciano uno spaccato di malagestione della cosa pubblica che si può sintetizzare così: gare spartite con la complicità di dirigenti comunali per favorire le imprese riunite in un cartello in grado di condizionare procedure anche fuori Ferrara e contenere al minimo i ribassi. Il motore del sistema erano le serate ‘degli ingordi’, come venivano chiamate le imprese ritenute più voraci. Dichiarazioni che hanno causato una levata di scudi generale. «Macchè ingordi e riunioni del venerdì sera – sbotta Sergio Ambrosone, all’epoca titolare della Tubi Costruzioni, poi ceduta – io incontro gli imprenditori iscritti alla Cassa edile perchè sono rappresentante sindacale di categoria (presidente della Cassa edile industriali e rappresentante Anci), quando potremo dire la nostra vedrete che le cose si chiariranno». Per Umberto Baraldi (Eurotech) parla il suo legale, Pasquale Longobucco: «Il mio assistito non ha mai partecipato a nessuna riunione e non ha mai parlato con la Amoruso di quei fatti, come già affermato davanti al gup». Stefano Ferrari (Ferrari strade), chiamato in causa per un appalto fuori comune e fuori processo («di cosa si lamenta? Gli abbiamo lasciato Comacchio», avrebbe detto un altro imprenditore) è perentorio: «A quella gara (Lido Estensi) abbiamo partecipato con 240 imprese, la mia ditta fattura 9 milioni di euro, nella gara al centro di questo processo erano in ballo 40-50mila euro, un’inezia. Le diffamazioni della Amoruso vanno rigettate, coinvolgono ditte serie e capaci che rappresentano un valore aggiunto per il territorio e che pagano regolarmente dipendenti e fornitori». L’episodio che ha tirato in ballo l’imprenditore Luigi Bertoncelli è quello che ha fatto scattare la sospensione del dibattimento e il richiamo del giudice alla teste: «Si presenti alla prossima udienza con un avvocato perchè dalle sue dichiarazioni sono emersi possibili elementi di reato a suo carico». «Il mio assistito – è la replica dell’avvocato Massimo Bissi – non ha richiesto alla funzionaria di annullare nessuna busta, è un’invenzione dell’ingegnere che deve ancora esporre i fatti in maniera compiuta. Nella sua deposizione comunque fa nomi e cognomi, i testimoni ribatteranno alle accuse». Maria Amoruso, però, non innesta la retromarcia: «Io – ribadisce – non ho niente da nascondere». (gi.ca.)

Da “La Nuova Ferrara.it”

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