La Oerlikon chiude, 200 lavoratori a casa.

Cento (Ferrara)

Con l’ultima riunione romana tenutasi lo scorso 5 Novembre presso il Ministero dello Sviluppo si è detta probabilmente la parola fine alla vertenza legata alla fabbrica centese. Per i 200 operai della Oerlikon si procederà con la già prevista cassa integrazione in deroga fino a gennaio 2011, con promessa di proroga. Lo stabilimento di Cento ha prodotto fino a ieri trasmissioni e ingranaggi per macchinari agricoli, con un livello di specializzazione del lavoro molto elevato, con le conseguenze prevedibili in termini di difficoltà nel ricollocare gli operai, soprattutto per un settore come quello metalmeccanico, tra i più colpiti dalla crisi.

Lo stabilimento Oerlikon-Graziano GTG di Cento arriva da una lunga tradizione produttiva, dagli anni 60 con la sua fondazione come Lamborghini Trattori. Nel tempo lo stabilimento viene acquisito dal Gruppo Fiat, prima per componentistica per l’auto, poi coprendo il settore agricolo come Fiat Trattori, spalleggiando il ben più noto stabilimento di Modena. Nei primi anni 80 ha conosciuto il suo picco maggiore in fatturato ed addetti, sfiorando le 1400 unità. Si è continuato fino alle soglia del nuovo secolo, ridimensionando a causa delle nuove strategie di mercato il tipo di prodotto e gli addetti, attestandosi intorno alle 400 unità. Lo stabilimento fu poi messo in vendita dal Gruppo Fiat, quindi acquisito dal Gruppo Magneto, a sua volta assorbito dal Gruppo GTG.

Nel 2005-2006 si affaccia all’orizzonte la multinazionale straniera Oerlikon già leader nel settore degli armamenti, nella componentistica aerospaziale e tessile. All’’inizio del 2009 l’Oerlikon già fortemente indebitata , decide di rimettere in vendita il gruppo GTG e contemporaneamente da il via ad un massiccio ridimensionamento del gruppo in fatto di organici, facendo un massiccio ricorso alla cassa integrazione e delocalizzando parte del prodotto negli stabilimenti indiani.

A Dicembre del 2009 la proprietà annuncia l’intenzione da lì a pochi mesi di chiudere la fabbrica e successivamente inizia una lunga trattativa in risposta ad “un’offerta irrinunciabile d’acquisto” per lo stabilimento di Cento da parte di una cordata italo cinese facente capo alla Taihe International. La società viene fondata e prende il nome di Italy Automotive. La vertenza si protrae per interminabili mesi, attraverso rimandi e proroghe, tavoli governativi saltati principalmente per mancanza di serietà dell’amministratore delegato della nuova società ( Mario Mazzali ). Negli ultimi mesi quando oramai sembrava che l’acquisizione potesse andare in porto, e il denaro era pronto, dalla magistratura arriva come un fulmine a ciel sereno, il sequestro di 40 mln di euro per accertamenti sulla provenienza.

Nel corso di questa lunga crisi, diverse sono state le mobilitazioni, e come Prc siamo stati vicino ai lavoratori con un importante sostegno politico, spesso in aperta critica verso l’atteggiamento del sindaco di Cento ( centrodestra, ex An ), fin troppo fiducioso nei confronti di un partner le cui credenziali non ha mai convinto del tutto.

L’ultima mobilitazione possibile, quella avanzata dalla Fiom, cioè bloccare l’uscita dei macchinari come unica garanzia per poter far avanzare le rivendicazioni su un futuro produttivo per la fabbrica centese, è stata fatta cadere dopo il rifiuto di Fim, Uilm e Ugl ad impegnarsi su questo fronte.

Noi chiediamo che ai lavoratori venga assicurata l’estensione della copertura degli ammortizzatori sociali, in modo che almeno il reddito venga garantito a chi, nel giro di qualche mese, ha potuto vivere sulla propria pelle le conseguenze del far west capitalistico, dove si aggirano i peggiori banditi. Il caso Mazzali Italy Automotive è rappresentativo di un modo di concepire un mercato e un sistema economico fallimentare, che ripropone la solita commedia in cui alla fine a pagare sono solo e sempre i lavoratori. Questa esperienza pur nella sua drammaticità può insegnare molto. L’atteggiamento attendista che ha contraddistinto l’agire dei sindacati ( Fiom esclusa ), è stato punito dal succedersi degli eventi. Riconoscere alla fine, che l’unica risposta possibile in queste situazioni, è quella di una mobilitazione permanente che arrivi se necessario al blocco dei macchinari in uscita o all’occupazione della fabbrica, piuttosto che lasciare libera iniziativa all’imprenditore di turno, è amara consolazione ma fondamentale punto di ripartenza. Un esempio di lotta dura, senza mediazione, può rappresentare per altri contesti critici un importante esempio contagiante, e spesso l’antidoto migliore contro un finale che rischia di divenire sempre più scontato.

Junius

Pubblicato su FalceMartello n.231

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