Architettura occupata, nuovo patto sociale: il rettore mente sapendo di mentire.

Il nuovo rettore Nappi ha chiesto un patto agli studenti che ormai da giorni occupano la Facoltà di Architettura. Un patto sociale per superare l’attuale momento di grave crisi per le finanze e il futuro dell’università pubblica. A fronte del pesante turnover, dei tagli alle nuove assunzioni, il rettore ha chiesto uno sforzo in più a tutti quei ricercatori precari, che verrà tra qualche anno premiato con sicura assunzione.
 
” Fare con quello che abbiamo”, i vertici dell’ateneo, i ricercatori e gli studenti devono essere “uniti, nella consapevolezza della rilevanza di ciò che sta accadendo alla nostra università, dalla ricerca alla didattica” ha concluso Nappi, nel corso dell’assemblea di ieri. Agli studenti ha chiesti invece un’occupazione soft, simbolica, in modo da non impedire agli studenti che non appoggiano questa protesta di fare e lezione e proseguire i loro studi.
 
Non sono sicuro che questa sia la soluzione più appropriata ai fini di una lotta all’altezza del nemico che si affronta. Il rettore Nappi chiede un patto, chiede un’occupazione simbolica, chiede di lavorare senza ricevere il compenso dovuto, ma fa promesse di assunzione: “Chiediamo ai ricercatori di fare ciò che non è richiesto loro dalla legge”. Penso che questo patto sia da respingere al mittente, penso che il rettore non abbia ben chiaro i termini della questione e che menta sapendo di mentire.
Quale tipo di assicurazione vera e tangibile può dare questo dirigente ai suoi sottoposti, con quale lungimiranza può fare promesse? L’Università è cambiata quasi anno dopo anno, negli ultimi dieci anni. Non si possono dare garanzie, proprio perchè garanzie non ce ne sono, e proprio con questa riforma ancora meno ce ne saranno. I fondi vengono tagliati e subiranno altri progressivi tagli nei prossimi 3 anni, e non per un caso.
La politica ha in mente da tempo un progetto nuovo, un futuro nuovo per l’Università italiana, ed il futuro è già ora. Non penso che il rettore Nappi parlasse con cuore sincero quando ha detto quello che ha detto, ma per semplice opportunismo e per mantenere la protesta in un clima “di famiglia: “esprimo personale forte contrarietà alla riforma e alla finanziaria, lesive dell’autonomia dell’università”, aggiungendo inoltre: “meglio una cattiva riforma, che nessuna riforma: siamo a rischio sopravvivenza, cerchiamo allora di attuarla nel modo migliore”.

Gli studenti in assemblea hanno condiviso in larga parte la proposta di Nappi, rispondendo con l’intenzione prima di tutto di mantenere questa occupazione nei limiti del “soft”. Penso che questo sia un grave errore, che nasconde una pesante accondiscendenza verso i vertici dell’Ateneo, che non ha gambe per reggere e che crea solo un pericoloso precedente. In fondo penso proprio che il rettore sia quello che meno avrà da perdere in tutta questa faccenda.

Se si vuole parlare di futuro, di un futuro diverso, bisogna iniziare con nuovi compagni di strada. Il ruolo che sta giocando il rettore è quello che il potere gli ha disegnato addosso, e non sarà utile per nulla seguire l’indirizzo dell’occupazione morbida o delle promesse per i lavoartori precedute da una buona dose di “lacrime e sangue”.

L’occupazione di Architettura è un importante passo in avanti nell’esperienza collettiva di lotta per gli studenti ferraresi, e chi la sta organizzando e portando avanti merita appoggio e fiducia, ma le insidie e i cattivi consiglieri sono sempre vigili e attivi, pronti a placare gli animi e smorzare la protesta, rovinando alla fine la festa a tutti.

J.

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