Seconda puntata de ”Le nostre prigioni”, ripercorriamo le tappe storiche dell’ istituzione carceraria a Ferrara.

di Antonio Vergoni

Proviamo ad addentrarci un po’ nella storia della nostra città, attraverso le sue carceri, per conoscere meglio questa realtà, dagli istituti detententivi dell’Ottocento fino ad arrivare ad oggi, con la moderna Casa Circondariale di via Arginone.

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, la Comune di Ferrara si trova sotto dominazione francese, in quella Repubblica Cispadana che riunisce sotto un’unica bandiera buona parte del nord Italia.

Sfogliando i numerosi carteggi amministrativi relativi a quegli anni, ci viene restituita un’ immagine chiara della situazione delle carceri in città, distribuiti tra le sedi vescovili, i conventi e gli altri luoghi sottratti al clero da quel Napoleone, che di simpatia per chiese e monasteri ne aveva poca, preferendo convertire molte di queste strutture in istituti di detenzione.

Se il centro cittadino rimaneva il fulcro della vita pubblica e degli affari, lo stesso valeva per le prigioni cittadine, anch’esse situate in posti centrali, ben visibili e controllabili dalle autorità. Ecco uno dei motivi per cui ad esempio le carceri di Via della Rosa (l’attuale Contrada della Rosa), locale poi restituito alle funzioni di convento di clausura, vengono giudicate inadeguate dalle autorità, proprio perchè “mal sicure, impossibili da controllare in quanto troppo esposte”(Archivio Storico Comunale di Ferrara, Giustizia, b. 40, XIX secolo).

I problemi e le difficoltà che le autorità si trovavano ad affrontare un tempo, sono molto simili a quelli odierni: il sovraffollamento prima di tutto. Il sistema dell’epoca dava una risposta precisa, prevedendo più locali facenti funzione detentiva. Diversi luoghi ospitavano i carcerati di Ferrara: l’ attuale sede dell’Arcivescovado, in piazza Trento e Trieste, anch’essa sottratta alla Chiesa, per la quale le critiche non mancavano: “con i suoi ambienti soffocanti, le sue finestre anguste e le latrine straripanti” (Relazione del 2 marzo 1803 ad opera del Medico fiscale, delegato dal Tribunale). Le carceri del Castello, le stesse galere che ospitarono Ugo e Parisina secoli prima, che insieme a quelle della Piazza del Municipio, nelle vicinanze del grande scalone, davano “ospitalità” ad un buon numero di galeotti.

Il bellissimo Palazzo della Ragione ospitava il Tribunale Carcerario, con tanto di proprie galere. Più volte distrutto in seguito ad incendi e bombardamenti, cambiato nell’ aspetto, ospita ora un noto fast food nella piazza centrale della città.

La situazione di grave sovraffollamento di questi istituti, oltre “all’insalubrità massima di alcune carceri”, con seri rischi di diffusione di malattie (tifo da carcere), spingono l’amministrazione di Ferrara a terminare con una certa celerità i lavori di riconversione in Casa d’Arresto del locale di San Paolo, convento di monaci fino a quel tempo, così come ci ricorda la lettera datata 13 Messiano (giugno) 1801, ed inviata al commissario di governo da parte del prefetto locale. Soppresso l’ordine religioso, i frati carmelitani vengono trasferiti nel complesso della Certosa di Ferrara, e viene così avviata l’opera di riconversione vera e propria dei locali dell’ex convento: “già nel 1798, gli ambienti in questione risultavano suddivisi fra la Guardia Nazionale di Ferrara, affittuari diversi ed il carcere dei precettati, arrestati questi per reati comuni e rilasciati la mattina seguente ” (fonte Bollettino semestrale Ferrariae Decus 12 maggio 1999).

Nel corso del XIX secolo, come raccontato nei carteggi dell’epoca, l’opera continua di restauro e adattamento del convento di San Paolo a carcere criminale, vede nell’ illustre cittadino Ingegner Foschini (lo stesso della rotonda Foschini, dietro il Teatro Comunale) il principale arteficie di questa riconversione. La sua incessante opera di convincimento nei confronti delle autorità, come nel caso del carteggio con il Commissario straordinario di Governo del dipartimento del Basso Po, era destinata al recupero di crediti per l’attuazione dei lavori. Le continue richieste di fondi, tra i duecento e i trecento scudi, utili a rendere i locali adatti alla detenzione, risultavano quantomai indispensabili: “dalla tamponatura delle arcate dei chiostri per crearvi celle, all’inserimento di inferiate alle finestre, dalla realizzazione di pareti divisorie all’apertura/chiusura di finestre e porte, fra cui anche il portale marmoreo di piazzetta Schiatti, dall’imbiancatura di tutte le pareti del complesso e di gran parte dei soffitti fino all’utilizzo della biblioteca seicentesca, sopra il Refettorio, come infermeria dei carcerati” (fonte Sopraintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le provincie di Ravenna, Ferrara, Forlì e Rimini).

Un’ altra lettera, questa volta del Dott. Tumiati, medico dei carcerati, datata 11 Termidoro (luglio/agosto) IX anno della Repubblica (Cispadana), ed indirizzata al cittadino Pretore del Basso Po ci racconta: “ la scarsità di spazio e l’inadeguatezza della struttura, la scarsa qualità del cibo e le condizioni malsane di detenzione fanno assomigliare il nuovo carcere più ad un ospedale, con concreti rischi di epidemie al suo interno”.

Le condizioni igieniche in cui versavano le celle di San Paolo dovevano essere veramente disastrose: in una certificazione ad opera sempre del medico delle carceri, per combattere la propagazione di malattie anche mortali tra i detenuti, si consigliava “quale unico rimedio di accordare loro una razione giornaliera di vino, in aggiunta a quella quotidiana di pane e acqua, poiché proprio questo aveva diminuito il numero degli infermi” (Archivio Storico Comunale di Ferrara, Giustizia, XIX secolo, b.40, Carceri).

Una serie di lavori di ristrutturazione e bonifica dell’ex convento San Paolo, si protraggono fino alla decisione, con atto ufficiale del 4 maggio 1906 ad opera di S.M. Vittorio Emanuele II di cedere l’ex convento al Comune, con il pagamento di 28.800 Lire, in permuta con lo spazio di 8.700 metri quadri individuato in zona Orto delle Grotte, in Via Piangipane a Ferrara, che verrà acquistato dal Comune di Ferrara, al costo di 14.000 lire circa, e dove sorgerà il moderno penitenziario cittadino dal Settembre del 1912. (fonte Archivio di Stato di Ferrara) -continua-

pubblicato su “occhiaperti.net”

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