Le nostre prigioni – Quinta puntata

Lo sport come forma d’evasione (temporanea) per i detenuti

Quinta puntata dell’inchiesta di Occhiaperti “Le nostre prigioni”. Entriamo in carcere, la Casa Circondariale di Via Arginone, con il progetto “Le porte aperte” ideato e realizzato dalla Uisp di Ferrara. Quasi vent’anni di attività da festeggiare con lo stesso entusiasmo e la stessa passione degli inizi. Questa è la principale impressione che OA ha avuto incontrando i volontari e i professionisti del Comitato di Ferrara. Fin dagli anni Ottanta (inizialmente nel penitenziario di Via Piangipane), la Uisp organizza attività sportive all’interno degli istituti detentivi, affidando l’intervento sul campo ad insegnanti di Educazione Fisica, psicologi, sociologi e, riguardo ai numerosi corsi dedicati a particolari discipline come lo Yoga, il Taichi, lo Shiatsu e il Training autogeno, l’insegnamento è condotto da tecnici sportivi specializzati. La Uisp, all’interno della Casa Circondariale di Via Arginone, si occupa principalmente dei giochi di squadra, come ad esempio la pallavolo e il calcio, il tutto svolto durante l’ora d’aria del pomeriggio. Come ci ha raccontato Paola Bottoni, responsabile principale del progetto, è proprio la longevità di questa esperienza a rappresentare il suo valore aggiunto: “Grazie all’ultima convenzione stipulata con il Comune possiamo dormire sonni tranquilli, almeno fino al momento in cui, come tutti ci auguriamo, verrà rinnovata. La continuità dei risultati, assicurata soprattutto dalla costanza dei finanziamenti, ha permesso di conquistare la fiducia e il rispetto delle autorità e della comunità carceraria cittadina”. Parlando con i ragazzi, all’interno degli uffici Uisp di Ferrara, ci è apparso subito chiaro quali siano le grandi soddisfazioni che questa iniziativa procura in chi vi partecipa. “Entrare in contatto con questo mondo”, ci racconta Paola, “è un esperienza forte, soprattutto le prime volte. Grazie alla preparazione completa che riceviamo come coordinatori e operatori, siamo riusciti a mantenere il progetto negli anni garantendo sempre professionalità e serietà”. Attraverso il gioco e l’attività sportiva, la Uisp è riuscita a creare, in un luogo così lontano dalla quotidianità delle relazioni sociali tra uomini liberi, uno spazio di interazione nuovo. Come ci ha detto Paola:“in questa esperienza si realizza uno scambio alla pari, che così come nel confronto sportivo, diventa una condivisione di emozioni, un momento di amore per lo sport e di voglia di divertirsi un po’, anche solo per il tempo di un match”.

Creare “nuovo spazio”, come nel caso della storica maratona “Vivicittà”, dove ai detenuti (che gareggiano per l’occasione con atleti esterni) è permessa una piccola evasione. La corsa podistica infatti si svolge lungo il perimetro del muro di recinzione, sempre in sicurezza e sotto l’occhio vigile degli agenti di custodia, ma in uno spazio effettivamente inusuale e nuovo per i carcerati. La gara, che quest’anno si svolgerà nel mese di Aprile, è sempre molto seguita dalla cittadinanza ferrarese e compie soprattutto un’importante opera di sensibilizzazione sulla situazione carceraria anche nella nostra città. Tenere sempre viva l’attenzione della gente, farla riflettere su una realtà ancora sconosciuta ma così vicina a loro. Dalla parte dei detenuti-podisti, l’opportunità di mantenere quel legame, quel canale di comunicazione con l’esterno, nella direzione di quel percorso di ri-socializzazione, principale obiettivo del progetto “Le porte aperte”. Ovviamente, come ci ha tenuto a specificare Paola: “Le diverse iniziative che mettiamo in campo sono solo una goccia nel mare, un modesto contributo rispetto al tanto lavoro che c’è ancora da fare”. Per quanto gli sforzi della Uisp, anche a Ferrara, siano un’importante risorsa, è la realtà carceraria italiana a soffrire di gravi mancanze. Prima di tutto infrastrutture inadeguate, oltre che per la reclusione, anche per la vita dei detenuti. L’aspetto di “umanizzazione” della pena, sancito anche dalla legge, intende generalmente affermare una visione più moderna e alternativa rispetto al passato.

É importante incentivare attività, come quelle sportive, che possano stimolare e orientare gli sforzi di tutti per mantenere un’idea della pena come mezzo per ottenere un cambiamento in meglio del detenuto, in un percorso di normalizzazione e ritorno alla libertà. Concludendo il nostro incontro, Paola ha voluto sottolineare come la realizzazione di questi interventi, così come per molte altre attività in carcere, sia possibile soprattutto grazie alla volontà e alla tenacia dei direttori degli istituti. “Nel caso di Francesco Cacciola di Ferrara, da sempre tra i primi sostenitori del progetto -ci spiega Paola- l’appoggio ricevuto è stato determinante per la buona riuscita dell’esperienza”. Nonostante le difficoltà che si incontrano nel proporre attività alternative in carcere siano molteplici (a partire dai livelli di sicurezza che alcuni istituti devono garantire), gli effetti positivi che si ottengono assumono un alto valore anche simbolico. L’attività sportiva, in un contesto di multiculturalità come è quello delle nostre carceri oggi, diventa un modo per facilitare l’interazione tra mondi, lingue e religioni differenti. Attraverso le attività di squadra, il detenuto-atleta impara a seguire le regole, a collaborare con i propri compagni di squadra e a rispettare gli avversari. Lo sport in carcere fa bene alla salute, come cita lo stesso statuto della Uisp:” […] é attraverso l’attività motoria che si prevengono le malattie tipiche della sedentarietà, si scarica la tensione e si liberano i pensieri. In una parola con con lo sport, per alcune ore, si è liberi“.

Con la Uisp e il progetto “Le porte aperte” si conclude la nostra piccola indagine sulle carceri della nostra città. “Le nostre prigioni”ci ha fatto scoprire un po’ di storia di Ferrara, dalle prime carceri del Castello e dell’ex convento di San Paolo, alle “carceri nuove” di Via Piangipane, fino all’attuale C.C. Di Via Arginone. Abbiamo conosciuto persone che ci hanno aiutato a capirne di più come Annabella e Paola, mentre altre ci hanno raccontato la loro storia di reclusione e la loro nuova vita, come ha fatto Marco. Dopo la storia e i racconti, mancava una nostra esperienza diretta, fin dentro il carcere. Per questo motivo l’ultimo atto del nostro viaggio si svolgerà la primavera prossima, quando Occhiaperti parteciperà ad un attesissimo match di pallavolo proprio dentro il nostro carcere, per il quale sicuro non mancheremo di fornire ai nostri lettori un esaustivo resoconto.

J.

Pubblicato su “Occhiaperti.net”

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