Ritorno a Saigon, Il Vietnam di Tiziano Terzani

Fra gli americani con la loro sofisticata macchina da guerra ed i contadini- guerriglieri, la scelta era fin troppo facile”.

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Ho appena finito di leggere “Pelle di Leopardo“, uno dei primi libri di Tiziano Terzani, scrittore e giornalista toscano scomparso nel 2004. È il diario di un corrispondente dal fronte, una preziosa raccolta di materiale sul conflitto in Vietnam, scritta da uno dei pochissimi testimoni occidentali di un avvenimento storico che segnò la vita di un’intera generazione. Il libro venne pubblicato alla fine del 1973 e descrive giorno per giorno la vita dell’autore e soprattutto la quotidianità del conflitto, la vita e la sorte di un paese che in quegli anni era al centro dell’attenzione internazionale. Al di là dell’importanza politica del conflitto, con la sua alta valenza anche simbolica nel contesto della Guerra Fredda, il racconto che Terzani fa di quella realtà riesce a trasmettere al lettore le stesse emozioni che egli ha provato nell’entrare in contatto con questo popolo e con la tragedia ch’esso stava vivendo.

Quando ho iniziato ad interessarmi all’opera di Terzani, la scelta è caduta su questo diario, uno scritto semplice ed efficace, una sincera descrizione di una guerra di cui fu testimone e che segnò una tappa fondamentale della sua crescita professionale. Dopo “Pelle di Leopardo” Terzani scrive “Giai Phong!”, “[…] con le emozioni ancora a fior di pelle”, descrivendo quell’avvenimento con l’entusiasmo e la speranza che la rivoluzione aveva suscitato in lui, “[…] in particolare è il resoconto di quel che la rivoluzione avrebbe potuto essere”. terzani2 Con queste parole amare, Terzani vuole descrivere il suo disincanto, dopo che la rivoluzione seguita alla vittoria del Nord comunista e la successiva liberazione di Saigon nel 1975 per mano dei Viet Cong, “[…] non aveva mantenuto nessuna delle sue promesse”. “Pelle di Leopardo” è la metafora della cartina geografica del Vietnam nel 1972, quando Terzani raggiunge il Paese per raccontare il conflitto in atto: “ […] è un riferimento alla carta del Vietnam a chiazze, a seconda che un’area fosse occupata dalla guerriglia o dalle forze governative”.Una mappa costellata di macchie, che vedeva impegnati su un fronte l’esercito del Vietnam del Sud, alleato degli Stati Uniti d’America, con capitale Saigon, mentre sull’altro fronte c’era l’esercito del Vietnam del Nord con capitale Hanoi, sostenuto dal Fronte di Liberazione Nazionale (la guerriglia Viet Cong).

Nel primo giorno di diario, scritto a Saigon il 7 Aprile 1972, Terzani racconta prima di tutto sé stesso, il perchè è arrivato in quel posto e in quel momento storico, restituendo immediatamente al lettore lo scopo della sua missione: “non si può parlare, scrivere di questa o di un’altra guerriglia, se non la si va a vedere, se non si è disposti a condividerne i rischi. […] Mi pareva che andare alla guerra fosse necessario per capirla, fosse anche una forma di lealtà nei confronti di chi la combatte”. È questo il sentimento che accompagnerà tutto il libro, la lealtà. Terzani è leale verso il popolo vietnamita, del Nord e del Sud indistintamente. Il libro racconta questo, la vita di un popolo abituato alla guerra, martoriato da anni di conflitti che hanno distrutto tutto tranne la speranza. Terzani si butta in questa realtà con l’occhio del reporter, annotando su decine di quaderni tutto quello può, intervistando chiunque da una parte e dall’altra, colonnello dell’esercito, soldato o civile che fosse. Ascoltava soprattutto, come un vero giornalista deve fare, quello che non coincideva con la verità ufficiale, quella di Washington e del resto del mondo. Svela, attraverso le testimonianze dirette della povera gente, le enormi ed inutili sofferenze che questo ennesimo conflitto aveva procurato al popolo vietnamita. Senza dichiararsi partigiano a priori di una parte o dell’altra, Terzani non si nasconde dietro un dito e la spiega così: “Ogni generazione cerca degli eroi con cui identificarsi, degli eroi a cui ispirarsi. Per la mia furono i Viet Cong. Fra gli americani con la loro sofisticata macchina da guerra ed i contadini-guerriglieri, la scelta era fin troppo facile”.
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L’ impressione che ho avuto finendo questo libro, penso coincida con una delle principali intenzioni che lo scrittore ha voluto comunicare: la straordinaria forza di questo popolo. Oltre la resistenza armata, oltre il conflitto guerreggiato, la guerra della gente. Lungo il testo ricorre spesso attraverso brevi aneddoti un’immagine che riguarda le bandiere, i simboli e i colori con cui di volta in volta i contadini erano obbligati ad adornare le proprie case. A seconda della “macchia di leopardo” in cui si capitava, si trovavano i colori corrispondenti sulle case dei villaggi controllati. Quando si passava da un comando ad un’altro, spesso anche nel giro di pochi giorni, il contadino cambiava semplicemente colore al tetto, per evitare venisse bombardato da ex alleati diventati in quel momento nemici. Consiglio di leggere questo libro. Al di fuori di quello che può essere un interesse storico, la spinta maggiore viene dalla curiosità che lo stesso autore stimola con la sua narrazione. Leggere questo libro è facile perché è scritto con semplicità, è immediato, senza retorica pacifista, né quell’insopportabile piglio di saccenza che prende spesso gli storici o chi dice “io c’ero”. Giorno dopo giorno s’impara a conoscere questo Vietnam “dietro le quinte”, ma soprattutto si impara ad apprezzare questo grande scrittore e la sua incredibile vita.

J.

Pubblicato su “Occhiaperti.net”

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2 thoughts on “Ritorno a Saigon, Il Vietnam di Tiziano Terzani

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