Il nuovo giornalismo investigativo, tra passato e presente

Approcci nuovi con vecchi accorgimenti per rivelare verità spesso scomode

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Vorrei mettere a disposizione del pubblico di Occhiaperti alcune riflessioni ed alcuni esempi tratti dai migliori reportage attualmente in circolazione e di cui sono venuto a conoscenza durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Due incontri in particolare, uno sui nuovi orizzonti in questo campo e uno sulle inchieste trasnazionali, mi hanno dato modo di ampliare le mie conoscenze in materia, permettendomi di entrare in contatto con giovani reporter free-lance e navigati professionisti al servizio delle più importanti testate giornalistiche del mondo. Con l’esplosione del fenomeno del citizen journalism, con una tecnologia a portata di tutti e l’incredibile flusso d’ informazioni in circolazione, c’è la possibilità per chiunque di accedere alle notizie e condividerle in tempo reale. Gli “influence networks” con le proprie piattaforme open source uniti ai social media, le sinergie che si sviluppano dalla combinazione di queste, sono strumenti sempre più utilizzati dagli addetti ai lavori oltre ad essere a disposizione del grande pubblico, per investigare, creare e ampliare una ricerca fino a trasformarla in vera e propria inchiesta.

Come si è voluto ribadire in diversi incontri nel corso del Festival, i rischi di questo nuovo approccio sono diversi, prima di tutto la necessità di mantenere il giusto equilibrio tra forme tradizionali e innovazione. L’attendibilità prima di tutto, l’esigenza di non cadere in falsi scoop e il dovere di verifica delle fonti e delle notizie per la sicurezza dell’informazione. La credibilità passa sempre attraverso la testimonianza diretta: la regola d’oro da seguire è che nulla batte la testimonianza diretta e la presenza sul posto. Paul Lewis giovane reporter di The Guardian, ha raccontato la propria esperienza personale rispetto al rapporto con il nuovo giornalismo partecipativo. Un esempio viene da un’inchiesta condotta dallo stesso Lewis, uno scoop di eccezionale successo a proposito di un caso di violenze a sfondo razziale operate dalla polizia londinese. Sebbene nato da segnalazioni emerse attraverso Twitter e Facebook, in questo caso visto soprattutto la gravità dell’argomento in questione, è stato necessario un ulteriore lavoro di verifica dell’attendibilità delle fonti, condotto anche attraverso i social media, che ha permesso di epurare la notizia dai tentativi di esagerazione sensazionalistica in cui spesso si rischia di incorrere. Vista l’incongruenza di diverse testimonianze indirette, a volte totalmente discordanti tra loro, l’ultima parola sul caso è stata definitivamente consegnata ad interviste faccia a faccia alle vittime di questi soprusi. Grazie alla commistione tra nuovo e vecchio è stato possibile rendere completa ed esaustiva questa inchiesta. Altro esempio: nell’estate del 2011 a Londra scoppiavano violente proteste culminanti il 9 Agosto con la morte di un giovane di ventisei anni come conseguenza degli scontri con la polizia. I riots divampano prima in alcuni quartieri per poi espandersi in tutta la città. Paul Lewis è sul posto tra i primi reporter a documentare gli avvenimenti. In quel caso, vista la difficoltà di comunicazione, con le linee cellulari totalmente intasate, il giornalista si affida totalmente ai tweet che in quel momento impazzano sul noto social network per orientarsi in mezzo a quel caos. Seguendo il fumo degli incendi e facendosi guidare dai followers come una virtuale redazione sul campo, Paul è riuscito per primo a dare la notizia ai giornali e a confezionare uno tra i suoi servizi più celebri.
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Collegare esperienze geograficamente lontane e connettere realtà apparentemente estranee una dall’altra, sulla base di fonti di libero accesso è stata la fortuna di alcune inchieste che sono arrivate a superare i confini dello Stato. Argomenti complessi come gli affari legati a traffici illegali di vario genere sono stati affrontati a partire dall’emersione di fatti e istanze di natura locale. Anche quando il fenomeno sembrava interessare principalmente il territorio d’appartenenza, con l’uso sapiente dell’infinita capacità informativa data dal giornalismo partecipativo, si è potuto arrivare a tracciare mappe investigative incredibilmente vaste. É stato questo il segreto del successo per il progetto OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project), presentato da Miranda Patrucic, reporter investigativa nativa di Sarajevo. L’OCCRP, autorizzato e finanziato da diversi fondi internazionali, è un programma che unisce le esperienze e le capacità di diversi enti investigativi regionali, fornendo un servizio di denuncia della criminalità organizzata che copre gran parte dell’Europa dell’Est. Un portale internet pensato come un infinito archivio, un consorzio di agenzie investigative “dal basso”, anche con l’ausilio di professionisti e di tecnici, cooperanti in equipe, rappresenta una esperienza unica nel suo genere per capacità di connessione di esperienze e condivisione d’informazione. ijf_ap9Pensato ad esempio per aiutare la gente comune che viene utilizzata a loro insaputa dalle organizzazioni criminali come prestanome di inesistenti aziende che reciclano il denaro proveniente da attività illegali. Dopo l’applicazione del metodo di ricerca in profondità, affidato alla molteplicità di fonti a disposizione e all’incrocio dei dati, la tecnologia informatica ha lasciato il posto all’opera sul campo con i volontari dell’organizzazione che di persona si sono mossi riuscendo, in molti casi con successo, a risalire agli ignari cittadini rumeni, bulgari o serbi che fossero, coinvolti loro malgrado in queste frodi. Il progetto in questione ha permesso di rompere il silenzio su questioni così gravi e pericolose e il metodo utilizzato è alla base di un approccio che rivoluziona il modo classico di fare inchiesta, rendendolo infinitamente più insidioso per chi non vuole che certe verità vengano alla luce.

J.

Pubblicato su “Occhiaperti.net”

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