Per amor del vero: Macondo express

All’indomani delle celebrazioni in ricordo della stragi che negli anni ’90 hanno insanguinato l’Italia , ricostruiamo i frammenti di una storia dimenticata: tanti, troppi testimoni scomodi, che hanno pagato con la propria vita la sfida lanciata alla mafia. Giornalisti, vite dedicate all’amor del vero, lotte spesso solitarie spinte fino all’estremo sacrificio. In un paese che dimentica presto i propri eroi, sento l’esigenza di scavare tra le sabbie di una diffusa indifferenza, ricordando che è esistito qualcuno che mai si è arreso. La mafia è un problema che interessa tutto il Paese, dalla Sicilia fino al civilissimo Piemonte ( l’ultima chiusura di un Comune del Nord per infiltrazioni mafiose a maggio di quest’anno a  Rivarolo Canavese, a nord di Torino ). E l’Emilia Romagna, dove la mafia non si vede ma esiste, perpetuando un’influenza silenziosa, con un sistema ben collaudato d’investimento nell’edilizia pubblica e privata, come testimoniato dalle numerose inchieste che in un passato molto recente hanno coinvolto la nostra terra e soprattutto il litorale adriatico. La mafia qui non ammazza, ma il sistema politico è da anni corrotto dall’enorme business legato al cemento e la conseguente progressiva distruzione dell’ambiente naturale. Come ha dichiarato recentemente il Procuratore generale di Bologna : “(…) il pericolo mafia è all’ordine del giorno (…); la criminalità organizzata ultimamente ha chiesto persino fondi pubblici alla Regione per le sue imprese”. ( nota 1 )

Il comune denominatore, caratteristica del cancro mafioso, rimane la costante distorsione del normale svolgimento dell’attività politica e amministrativa, quell’influenza che scade nell’illegalità e che fatica ad emergere dalla nebbia dell’omertà che spesso la copre.

La denuncia e il significato di giustizia sono il pane del giornalista, così è stato per tanti che nel passato hanno coraggiosamente affrontato la sfida della verità, senza paura e fino in fondo. In questo articolo vorrei correre indietro nel tempo fino ai lontani anni ’80, raccontando di un illustre protagonista della lotta antimafia: Mauro Rostagno.

E’ il 2 febbraio dell’anno scorso quando ha inizio il processo per il suo assassinio per mano mafiosa,   il 26 settembre 1988 a Lenzi di Valderice (Trapani). Finalmente dopo 23 anni la giustizia sembra aver imboccato la strada giusta. “Una storia ancora da raccontare”, questo il titolo dell’incontro al quale ho partecipato durante l’ultimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Con la figlia Maddalena , il fumettista freelance Marco Rizzo ed Enrico Deaglio, si è celebrato il premio giornalistico vinto da una giovane e promettente scrittrice, Francesca Polistina con l’articolo “Rostagno, una vita ostinata e contraria”.

“Siamo in un paese senza memoria”, così esordisce Deaglio, grande amico di Rostagno, denunciando senza usare mezzi termini il clima di omertà, di falsità e di calunnia che per più di un ventennio ha circondato la vicenda. Anche solo per avere un monumento e una via che lo ricordasse sono stati affrontati grandi ed irreali dibattiti e solo nel corso del 2011 si è riusciti a mettere in piedi un procedimento giudiziario. Dopo 29 udienze in un anno e mezzo non sembra si possa ancora approdare ad una verità certa.

Non è il luogo questo per addentrarci nelle vicende di un processo molto complesso che meriterebbe un approfondimento a sé. In questa sede raccontiamo il Rostagno giornalista, a Trapani dove inizia la sua avventura a metà degli anni ’80, lavorando come conduttore per l’emittente televisiva locale Radio Tele Cine (RTC). In principio il suo impegno è stato principalmente orientato a diffondere, attraverso la televisione, la causa della comunità di recupero di tossicodipendenti “Saman” della quale fu fondatore negli anni ’70. Grazie ad una capacità comunicativa fuori dall’ordinario, Rostagno prende da subito confidenza con il suo nuovo mestiere e, grazie alla sua innata creatività ed originalità, si inventa alcune spassose rubriche come ad esempio “Copertina, in onda prima del Tg e “Siparietto” trasmesso dopo il notiziario. Dai temi sociali passa presto ad argomenti più scottanti. Grazie alla sua trasmissione porta alla luce le collusioni tra mafia e politica, con uno stile inedito, diretto e travolgente. Mauro scende in strada tra la gente con interviste dirette sulla vita quotidiana in uno dei luoghi più colpiti dalla piaga mafiosa. Contemporaneamente Rostagno fa nomi e cognomi dei più “illustri” boss della città, in esplosive denunce che lo portano presto ad essere conosciuto da tutti. La gente comune è con lui, lo accetta come membro della comunità riconoscendogli un coraggio raro in quel difficile contesto. Come ha ricordato anche Enrico Deaglio nel corso della conferenza di Perugia, Mauro riuscì a rivoluzionare l’informazione televisiva dell’epoca, con un’ attività incessante non solo di megafono per i disagi dei cittadini comuni, ma concentrandosi soprattutto su alcuni episodi riguardanti la classe politica della città e della provincia, facendo emergere le trame oscure e i legami dell’alta società trapanese con l’ambiente mafioso. Di lui si accorgono presto anche i suoi detrattori, primi tra tutti i padrini che non manca di mettere continuamente alla berlina, con le sue inchieste, sempre più provocanti, sempre più incisive. Matura in questo modo ai vertici di Cosa Nostra la decisione di eliminare questo giornalista che troppo aveva osato nei loro confronti. Mauro Rostagno muore, ucciso da diversi colpi d’arma da fuoco, mentre è alla guida della sua Fiat Duna in compagnia di una  collaboratrice. Stava tornando dalla redazione della sua radio dopo l’ennesima giornata di lavoro. I mandanti di questo feroce delitto rimangono ancora sconosciuti e attendendo gli esiti del processo ci rimane la testimonianza dell’ennesima vita interrotta dalla criminalità organizzata, una vita spesa per combattere una battaglia difficile, una vita spesa per l’amor del vero.

J. 

Nota 1: Nicola Lillo, “Emilia Romagna, terra di nuova mafia”, da “Il Fatto Quotidiano” del 20 febbraio 2012.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...