Proteste in India per i diritti delle donne

NEW DELHI – L’ennesimo stupro di una ragazza a New Delhi questa volta non è passato sotto silenzio: migliaia di persone sono scese oggi nelle strade della capitale indiana per dire «Basta alla violenza sessuale», «Basta alla colpevolizzazione delle donne». Uomini e donne, giovani e anziani, hanno gridato la loro rabbia per una situazione che di anno in anno è diventata sempre più pesante e ha fatto guadagnare a New Delhi l’odioso soprannome di «capitale indiana dello stupro».

L’ULTIMO STUPRO La violenza sessuale di gruppo risale a tre giorni fa e, per l’efferatezza che l’ha connotata, ha avuto molto risalto sui media nazionali. A subirla è stata una studentessa di 23 anni, ridotta in fin di vita da sei uomini che l’hanno stuprata nell’autobus sul quale era salita con il suo ragazzo, un ingegnere informatico di 28 anni. I due erano andati al cinema e avevano accettato di farsi portare a casa dall’autista di un bus fuori servizio. Anche il conducente, che aveva fatto l’offerta senza che i due giovani si accorgessero che sull’automezzo con i vetri oscurati c’erano altri cinque uomini, ha violentato la giovane. Prima il gruppo aveva neutralizzato il fidanzato a colpi di spranga. Pure lui è ricoverato in ospedale, seppure in condizioni meno gravi della ragazza, massacrata di botte oltre che stuprata e infine gettata dall’autobus in movimento. I medici le hanno riscontrato ferite di vario tipo, anche allo stomaco e alla testa e temono che alcune lesioni agli organi interni siano irreversibili. La brutalità della violenza sembra aver dato una scossa alla megalopoli che è ormai considerata la città più pericolosa dell’India: negli ultimi vent’anni gli stupri (e si parla solo di quelli denunciati) sono più che raddoppiati. Mentre la gente scendeva nelle strade, la presidente del partito del Congresso (al potere), Sonia Gandhi, è andata in ospedale a far visita alla ragazza: la giovane non è in grado di parlare ma dopo tre giorni di cure intensive, pur rimanendo in gravi condizioni in rianimazione, riesce a comunicare scrivendo qualche parola ed è – dicono i medici – vigile nonostante gli antidolorifici.

LA PROTESTA I manifestanti, innalzando striscioni e cartelli, hanno marciato in corteo tentando di raggiungere la residenza ufficiale di Sheila Dikshit, governatore locale. Ma sono stati fermati dalla polizia che ha fatto ampio uso di idranti. «Vogliamo avere gli stessi diritti degli uomini – ha detto una giovane – Ci dicono che se usciamo la sera a mezzanotte a Delhi è ovvio che veniamo violentate. È inaccettabile». In India, gli stupratori possono essere condannati fino a dieci anni di carcere. E si tende comunque sempre a considerare le donne responsabili della violenza che subiscono. Ma quest’ultimo episodio ha provocato indignazione generale e il capo della polizia di New Delhi ha dichiarato che è ora di aumentare l’entità delle condanne. «Ci vuole la pena di morte – ha detto – O almeno l’ergastolo». E il primo ministro Manmohan Singh, per condannare «un crimine odioso e sconvolgente», è andato perfino in televisione.

 
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