“Com’è profondo il mare”

In Somalia c’è una guerra civile che dura dal 1991. Con una risoluzione del Consiglio di sicurezza nel 1992 le Nazioni Unite sbarcano nel sud del paese, intervenendo nel conflitto per restaurare l’ordine dopo la caduta del governo filo statunitense. Il fallimento della missione di pace si consuma tre anni dopo, il 3 marzo del 1995 con il ritiro definitivo delle truppe. Questa missione passerà alla storia soprattutto a causa di scomode verità emerse ad intervento concluso. L’utilizzo di uranio impoverito da parte delle forze ONU,  lo scandalo delle violenze che ha coinvolto l’esercito italiano oppure i tanti casi di morti sospette di “estranei al conflitto” e legate al mondo degli affari sporchi della guerra. Il 20 marzo del 1994 muoiono in un attentato i giornalisti del TG3 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Erano a Mogadiscio perchè sulla pista di un traffico internazionale di armi e rifiuti radioattivi tra la Somalia e l’Italia. Le trame oscure che si nascondono dietro queste come altre morti in quel periodo in Somalia sono legate ad un sistema malavitoso che coinvolgeva diversi Stati europei, tra cui l’Italia. L’intera vicenda è nota come il caso delle ” Navi dei Veleni “, carrette del mare stipate di rifiui tossici e scorie nucleari fatte salpare dai porti dei Paesi occidentali e fatte affondare in mare aperto. Ilaria Alpi, in base alle ricostruzioni fatte, stava indagando su questo e forse sulla complicità delle autorità italiane e del Sismi. Proprio quel 20 marzo del 1994 la Alpi avrebbe dovuto inviare il primo articolo con il contenuto “velenoso” delle sue scoperte. La fonte che aveva informato per prima Ilaria Alpi su questo, il sottufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi, viene trovato morto in circostanze mai chiarite. Le immagini dell’agguato ai reporters in quel 20 marzo sono state fatte da un giornalista della TV americana Abc Carlo Mavroleon e da un operatore della TV svizzera RTSI Vittorio Lenzi entrambi deceduti, il primo ucciso nella sua stanza di Kabul qualche anno dopo e l’altro morto in un misterioso incidente automobilistico sul Lungolago di Lugano. L’elenco delle vittime collegate a questa storia lascia a bocca aperta così come il mistero attorno alla loro fine. La “misteriosa donna del the “, testimone oculare, scomparsa dopo la sua deposizione; il colonnello Awes, l’ultimo ad aver visto vivi i giornalisti italiani, trovato morto avvelenato; Starlin Arush, presidentessa dell’associazione donne somale e amica di Ilaria, uccisa in un tentativo di rapina finito male; l’autista di Ilaria e Miran, trovato avvelenato nel suo letto una volta fatto ritorno a Mogadiscio. Chi negli anni si è interessato troppo della storia delle ” Navi della vergogna ” ha finito per pagare con la propria vita. Nel 2012 si è concluso il lavoro della commissione Parlamentare presieduta da Gaetano Pecorella ed incaricata di far luce sull’ultima morte sospetta, quella del Capitano della Guardia Costiera di Reggio Calabria Natale De Grazia. Nella  relazione di Pecorella sulla scomparsa di De Grazia, avvenuta il 12 dicembre del 1995, si parla di avvelenamento da sostanze tossiche. L’investigatore delle ” Navi dei veleni ” era stato incaricato mesi prima dalla Marina Militare di indagare sui traffici di scorie tossiche. De Grazia era arrivato a tracciare una mappa di migliaia di navi di questo tipo affondate nel Tirreno, nello Jonio e nell’Adriatico ed aveva trovato legami tra questi traffici e la morte della Alpi e Hrovatin. De Grazia stava conducendo ricerche su tutte le vicende più oscure riguardanti il traffico illecito ed aveva costituito un gruppo di lavoro che operava in profondità sul riciclo illegale dei rifiuti. Di quel sistema mafioso la procura e la commissione parlamentare parlarono come di ” giro di corruzione che riusciva a muovere tangenti fino al 35-50 per cento fatturato delle aziende coinvolte “. ( Mario Pasquali, La Voce, 19 settembre 2009 ). E’ il 1994 quando Legambiente denuncia per la prima volta uno dei nuovi business della ‘ndrangheta. Presenta un articolato esposto alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria nel quale s evidenzia un giro di affari milionario fatturato senza scrupoli ai danni del territorio, non solo calabrese, basato sullo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Come scrive Andrea Palladino sul “ilfattoquotidiano.it” del 12 febbraio di quest’anno: ” Navi pronte a trasportare ogni tipo di carico. Armi.Contrabbando di merce. E, quando serviva, rifiuti. Vecchie carrette da comprare per due soldi e da imbottire con ogni tipo di scoria, chiamata in gergo “merda”, da far affondare di fronte alle coste italiane, con la sicurezza che nessuno sarebbe poi andato a cercarle “. L’organizzazione della ‘ndrangheta è ben collaudata e capace di stabilire contatti e  legami con chiunque sia interessato nel mondo a questi ” trasporti eccezionali “: imprenditori mediorientali senza scrupoli pronti a far compiere l’ultimo viaggio a queste navi fino alle coste dell’Africa. L’elenco di navi che ” riposano” in fondo al mare o adagiati su una spiaggia è impressionante: dal 1979 al 2001 Legambiente ne ha individuate quasi una novantina: la prima di nome ” ASO ” è stata affondata al largo di Locri il 17 maggio del 1979. La nave conteneva 900 tonellate di solfato ammonico, sostanza altamente tossica e derivata da prodotti usati nelle industrie chimiche. ( fonte: elaborazione dei dati Direzione Investigativa Antimafia ) La Commissione parlamentare d’inchiesta istituita ad hoc per fare chiarezza sul ciclo dei rifiuti, nella risoluzione finale del 15 marzo di quest’anno conferma quello che Legambiente sostiene da anni: ” la magistratura non ha avuto sostegni adeguati nelle indagini sui traffici transnazionali di rifiuti tossici e radioattivi che hanno interessato il Mar Mediterraneo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta “. ( Ufficio stampa di Legambiente 15/3/2013 ). Nelle conclusioni della Commissione si dichiara inoltre che  i diversi filoni d’indagine, in epoche differenti, sono confluiti tutti in un vicolo cieco: ” […] quello che si vuole sottolineare è che gli sforzi investigativi profusi nello svolgimento delle indagini concernenti i traffici internazionali di rifiuti tossici e radioattivi si sono puntualmente arrestati allo stesso punto, ovverossia allorquando si è introdotto il tema Somalia e il tema attinente ai traffici internazionali di armi e rifiuti “.( Ufficio stampa di Legambiente 15/3/2013 ) L’intreccio investigativo ipotizzato è che vi fosse uno scambio tra la fornitura di armi ad opera dei paesi industrializzati e l’accettazione di rifiuti da parte dei paesi meno sviluppati. Il caso delle ” Navi dei Veleni “e tutta l’oscura vicenda che l’accompagna, si inscrivono d’ufficio nella categoria dei segreti di stato, delle verità nascoste della nostra repubblica. Chi si oppone può  rischiare addirittura la vita. Una passione, quella per la verità che è sempre bisognosa di eroi, che si presentino nelle vesti di una coraggiosa ragazza appena trentenne o in quelli di un giovane capitano innamorato del suo mare.

Antonio Vergoni

Nota: Le informazioni  presenti in questo articolo sono state reperite dal web. Le fonti sono: Wikipedia; http://www.Ilsole24ore.com; http://www.Cn24.tv; http://www.Repubblica.it; http://www.Cadoinpiedi.it; http://www.lenavideiveleni.blogspot.it;www.ilfattoquotidiano.it; dati raccolti da http://www.in.fondo.al.mar; http://www.legambiente.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...