C’era una volta un mago… in via Ripagrande 29 – Parte seconda

L’Ingegner Bartolomeo Chiozzi, era ormai un personaggio illustre e acclamato in tutta Ferrara, sicuramente era rispettato e temuto. Si comportava da gran signore e ogni sera dava feste nella sua dimora a Palazzo Palmiroli in via Ripagrande 29. Se la sua fama cresceva tra la buona società ferrarese, le sue gesta al limite del paranormale finirono per procuragli non poche grane. Una volta venne anche rinchiuso in prigione, dopo “ […] aver fatto quella spacconata del volo equestre ”. Si racconta infatti che Chiozzi volò con tanto di calesse ed equini, da Lagoscuro (Pontelagoscuro) verso Vienna a riparare la rotta del Danubio. Al suo ritorno venne arrestato e rinchiuso nelle vecchie prigioni di San Paolo, grosso modo nello stesso stabile che ora ospita l’attuale sede della redazione di Occhiaperti.net.

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Il Chiozzino per l’ora di cena quel giorno si fece recapitare una zuppa dall’osteria lì vicina e tramutò in barca la gavetta della cena “[…] navigando per dove volle a bordo di quella barca, per acqua e per aria”. Le autorità si misero il cuore in pace, che nulla era possibile con questo mago. La sua fama era in ascesa, il palazzo di via Ripagrande 29 fu in quel periodo il luogo dove accadevano le cose più strane: avvenimenti sensazionali, spettacolari eventi pirotecnici per la città e celebrazioni che duravano giorni, con le corti di tutti i regni li riunite. Il mago ingegnere doveva tutto al suo amato e odiato demone caprino che di nome faceva Magrino. Un nome strano certamente, “dalle mie parti nessuno si farebbe chiamare Magrino”, ad ogni modo divenne poi famoso con il nome di Urlon, l’ Urlon del Barco. Il nome Urlon nasce da una circostanza storica: a quel tempo il Parco Urbano di Ferrara era più esteso e selvatico, e il Barco era zona di palude e contadini. Il vento soffiava forte tra quel nulla e fischiando suonava quasi come un lungo ululato. Il lungo lamento dell’Urlon del Barco, straziato e disperato per il tragico epilogo della storia che sto raccontando.

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L’evocazione del diavolo era costata cara al Chiozzino, percéè per la grandiosa vita che aveva guadagnato, ci aveva ricavato pure uno stuolo di creature che lo seguivano sempre e ovunque: oltre all’orribile demone, un cane enorme, un gatto enorme pure lui, un gallo bigio, “[…] un affezionatissimo scarafaggio, e corvi servizievoli”. Questo bestiario era legato al patto fatto col diavolo e che essendo a tempo determinato (povere bestie…), necessitava di un rinnovo. Qui l’epilogo della vicenda, perché il mago decise con uno stratagemma di liberarsi del vincolo e di tutta la carovana bestiale. Un giorno era a passeggio per Porta Reno quando finse di essersi dimenticato “la tabaccheria” in casa e manda Magrino a prenderla. In un attimo l’ingegnere è in fuga, coprendo con poderose falcate decine di metri per finire come un lampo alle porte della chiesa di San Domenico. Qui i frati domenicani lo accolgono e subito lo esorcizzano. Magrino è furibondo e incomincia a imprecare, a scalciare e menar pugni alla chiesa finché non viene allontanato dagli stessi frati che lo confinano per sempre al Barco. La leggenda di Bartolomeo Chiozzi detto il Chiozzino finisce così, mentre quella dell’Urlon del Barco incomincia da questi eventi, alimentata dalla fantasia degli abitanti di quelle campagne e rimasta come storia da raccontare ai bambini per non farli addormentare. Se avete occasione di passare per la chiesa di San Domenico a Ferrara, salite sul sagrato ora recintato per il terremoto e vicino alla chiesa, sulla destra dell’entrata troverete un solco nel marmo, un’ impronta d’uno zoccolo che si dice in giro sia proprio quella lasciata dal povero infuriato Magrino. Tutto vero, lo giuro.

Antonio Vergoni

Pubblicato su ” Occhiaperti.net “

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