Voglio vivere così, col sole in fronte. Reportage in due parti su Alimurgia, autosufficienza alimentare e vita con la natura

“ Se il fagiolo rampicante fa ombra al giovane cavolo nella calura di giugno è meglio per tutti, per il fagiolo, per il cavolo e per noi che siam qui ad aspettare ”.[ * ]

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Sono alcuni anni ormai che sempre più persone scelgono uno stile di vita naturale, un avvicinamento alla terra fisico e reale oltre che spirituale e morale. Uno stile di vita più consapevole, praticabile da tutti o quasi, senza per forza trasformarsi in hippie, eremiti dei boschi o francescani. Bisogna solo fermarsi un momento ad osservare ciò che ci circonda. E chi ha tempo di avvicinarsi alla natura? Ritmi frenetici, il lavoro, la famiglia, la casa, tre appuntamenti alla volta, correre per mangiare prima di correre per andare a fare qualcosa dopo, pensando già a quello che dobbiamo fare domani. Bisogna provare a fermarsi, o almeno a rallentare il ritmo. Fermarsi per pensare un po’ di più alle proprie scelte, ripensare la gerarchia dei propri bisogni. Esistono ormai numerosi manuali che insegnano uno stile di vita più sostenibile, più vicino alla natura anche per chi vive in città.

Scelte alimentari alternative ad esempio, anche senza essere “bio -estremisti” sono alla portata di chiunque voglia intraprendere questo cammino e si può iniziare da subito. Si tratta di disintossicarsi piano piano da una serie di abitudini. Iniziare a non consumare le albicocche o le pesche d’inverno, che non è stagione, oppure scegliere di interrompere la dipendenza da Kebap, dalla galassia Mc Donald’s e co. e del cinese. Non frequentare solo ipermercati, ma anche i mercati settimanali o direttamente comprare dal contadino,a soli cinque minuti dal centro cittadino. Informarsi sulla provenienza degli alimenti che compriamo, senza però fidarsi troppo dell’etichetta, ma piuttosto guardando il posto dove viviamo e pensando se per caso quel dato frutto o quell’ingrediente l’ abbiamo visto in giro su qualche albero o in terra. Basta internet, o un semplice atlante geografico per scoprire le centinaia di chilometri, le vallate e i monti, i deserti e gli oceani, che il nostro alimento s’è dovuto sorbire per poter finire nella nostra pancia. Questi chilometri sono inquinamento per il pianeta terra ma non solo: sono soprattutto la prova di quanto siamo ignoranti rispetto al posto in cui viviamo. L’Italia e Ferrara sono assolutamente in grado di sopperire al nostro fabbisogno alimentare, ci sono diverse prove a sostegno di questa mia asserzione. Perciò è necessario capire dove viviamo e osservare ciò che ci circonda. La nostra bella città offre molti spunti interessanti a riguardo, soprattutto appena fuori dalla cinta di mura. Una territorio votato all’agricoltura, con prodotti tipici locali primi in eccellenza, un grande fiume che fa crescere rigogliosa la natura e una buona terra in cui può crescere quasi tutto.

Per provare a coltivare questo o quell’ortaggio si può scegliere di vivere in campagna, prendere anche solo in affitto un terreno; oppure stando in città si può scoprire un punto della casa sufficientemente illuminato dal sole, un balcone per quanto micro o un davanzale seppur minimal e piantare un seme. Senza dover essere agricoltore con la a maiuscola, anche solo leggendo le istruzioni dietro alle buste di semi ( si trovano ovunque, anche nei supermercati ) si può portare a termine un raccolto, salvo complicazioni particolari, in una manciata di mesi. Facciamo l’esempio del pomodoro: si prende un sacchetto largo un metro più o meno ma soprattutto alto ( ne esistono di fatti su misura per coltivarci e hanno le maniglie per poterli spostare da finestra a finestra a seconda del sole ); oppure si prende una scatola resistente all’acqua a cui magari non si è particolarmente legati così da poterla bucare sul fondo. Alla fine si riempie di terra e si pianta il seme per il quale consiglio pomodorini vari, siano ciliegini, datterini o affini, che maturano prima e sono molto buoni. Annaffiare regolarmente per un po’, aspettare il germoglio. Quando ci saranno i frutti consiglio meno acqua e più amore. C ‘è poi la patata: trovato il sacchetto come quello per il pomodoro, lo si riempie di terra per circa metà della sua capienza e si pianta un pezzo di patata con la sua buccia. Annaffiare regolarmente per un po’ e appena la piantina sarà circa grande come un bicchiere e avrà fatto qualche foglia, iniziare ad aggiungere terra lasciando le ultime foglie libere di respirare. Si continua così ad aggiungere terra fino a che non si è arrivati alla cima. Quando la pianta muore si taglia il sacchetto e si raccolgono le patate. Ho provato sulla mia pelle l’esperienza di scavare alla ricerca del mitico tubero ed assicuro che è stato emozionante. La grandiosità dell’evento esigeva teatralità, perciò quella volta ho scavato a mani nude, ma se coltivate all’esterno consiglio vivamente un robusto forcone. Sempre rimanendo in città, per chi avesse anche solo un po’ di terra, vale assolutamente la pena metterlo a regime. Non per forza solo ortaggi perchè in realtà molte altre piante, più semplici da gestire e più resistenti possono fornire un valido supporto alla nostra alimentazione. Sono piante molto spesso spontanee da queste parti, come la Borragine o il Crescione, addirittura infestanti come il Tarassaco ( Piscialetto ), l’Ortica o la Portulaca. I fiori e le foglie di queste piante, si possono mangiare crudi in insalate o lessati con olio e sale tipo spinaci ( il Tarassaco ), fritti con la pastella ( le foglie della Borragine ), in frittate, risotti e minestre ( l’Ortica e la Portulaca ).

Lasciando da parte le applicazioni pratiche dell’antica tradizione alimurgica sicuramente si possono apprezzare le qualità benefiche con decotti e tisane di tutte le varietà delle piante aromatiche. Se poi di strisce di terra ce ne sono due e se si può anche di più e se si sommano queste piante agli ortaggi di cui si è parlato, si inizia ad intravvede un primo timido embrione di ciò che magari un giorno potrebbe trasformarsi in una vera e propria autosufficienza alimentare. Com’ ebbe a dire una volta un caro amico mio: “ Vedi Anto, l’orto non sarà la rivoluzione, ma è sicuramente un bel calcio in culo al sistema”!

-continua-

 Antonio Vergoni

[ * ] :Tratto da “ Pecoranera, Devis Bonanni, 2012

NOTA: Le informazioni di carattere botanico, ortofrutticolo e alimurgico provengono in parte dalla mia esperienza personale, in parte da “ Scappo dalla città , manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione ”,Grazia Cacciola, 2012 e in parte da “ Orto, frutteto, giardino,tecniche colturali, varietà, malattie e cure ”, Adriano del Fabro, 2001.

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One thought on “Voglio vivere così, col sole in fronte. Reportage in due parti su Alimurgia, autosufficienza alimentare e vita con la natura

  1. la dipendenza da kebap è la cosa migliore che poteva capitare all’italiano della seconda repubblica

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