Voglio vivere così, col sole in fronte (parte 2) – L’importanza di riscoprire quanto sia appagante l’essenziale –

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“Nel tempo di due generazioni non sappiamo più molto del posto in cui viviamo, nasciamo indigeni per morire forestieri”.  – Devis Bonanni –

Per questa seconda puntata (la prima si può leggere a questo link) vorrei raccontarvi, tra le altre cose, di un libro che ho letto: Pecoranera di Devis Bonanni. Un libro intenso e coinvolgente, biografia di un’ esperienza e manuale pratico per orticoltori. “Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura”, questo è Pecoranera, la narrazione quasi in diretta di un ventenne e della sua avventura di vita. Devis lavorava come informatico quando un bel giorno decise di mollare tutto. Per iniziare recupera un terreno di famiglia, una volta curato dai nonni e ora dominio incontrastato di erbacce e rovi. Subendo aspre critiche dalla famiglia, oltre allo scetticismo di amici e compaesani, questo ragazzo decide di portare avanti il suo sogno: fare il contadino. Riesce infine a realizzare la sua aspirazione, ottenendo risultati inaspettati. Ma “la terra è bassa” dicono i vecchi, costa fatica e sacrificio e le difficoltà che incontra non sono poche.

La terra di cui parliamo è la Carnia, sperduto angolo di mondo, un territorio impervio e inaccessibile, custode di un passato agricolo glorioso. Orti e colture in parte abbandonati da vecchi ormai troppo vecchi e da giovani in fuga verso la modernità. Ci sono ancora gli ultimi “omini silenziosi addetti all’agricoltura per professione. Sacerdoti della zucchina, ultimi officianti di antichissimi riti pagani, sulla loro bocca si spegnerà il sapore dell’ultimo pomodoro degno di tal nome”. Generazioni e generazioni cresciute in un legame sacro con la montagna, con il tempo immobile di quei luoghi che sembrano incantati, hanno vissuto per decenni coltivando allo stesso modo, stagione dopo stagione. Le vecchie della Carnia “le potete ammirare in ogni campagna di paese, piegate sulla zolla nuda e forte. Meritano un monumento. Con quei fazzoletti di terra, amati più dei loro stessi mariti”.

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Essere padroni e schiavi di se stessi”, questo è il motto di Devis, questo è il riassunto della sua esperienza tutt’ora in corso. Pecoranera è infatti anche il nome di un progetto partito nel 2003 che ha lo scopo di creare una rete comunitaria ecologica e solidale e che viene raccontato in un blog appositamente dedicato (www.progettopecoranera.it). Il metodo biologico per la coltivazione dell’orto sta diventando sempre più popolare, in un clima di consapevolezza diffusa sui reali e concreti vantaggi di questo tipo di approccio. Un’agricoltura “naturale”, quale non è da troppo tempo, slegata da logiche commerciali di iper-sfruttamento dell’ambiente, causa del massiccio impoverimento dei terreni. Un movimento dilagante, nelle sue mille versioni. C’è chi si fa l’orto di casa, c’è chi pensa di spostarsi in campagna prima del previsto e c’è chi pensa di poter fare della sua passione un’idea condivisa e vissuta insieme ad altri. Nascono così esperienze di comunità nelle quali si pratica il baratto e si riduce al minimo l’ingerenza del denaro.

S’immaginano ovunque alternative di vita, anche per un abitare più naturale. Per esempio c’è Jacopo Fo e la sua “Casa del futuro” ad Alcatraz, nel cuore dell’appennino umbro. Jacopo e altri volenterosi hanno iniziato trent’anni fa e oggi hanno pareggiato il conto con l’ambiente, l’energia se la producono da soli e utilizzano metodi ad alto rendimento delle risorse. Come racconta Fo sul suo sito www.jacopofo.com: “è un mix di alta tecnologia e materiali biologici, […] una volta realizzata le spese dei consumi scendono fino all’80% in meno rispetto a quello che siamo abituati a spendere in bollette e utenze varie. In più migliora la qualità del tempo passato in casa grazie a materiali che non sono tossici e proteggono dai rumori esterni”. Questo è ancora futuro, si parla di precursori di un rinnovamento epocale, che sicuramente per molto tempo ancora non sarà alla portata di tutti. Al contrario il cammino verso una certa indipendenza alimentare, verso la scelta di cambiare radicalmente il proprio personale rapporto con la natura, questo sì che è per tutti. Persone che dicono “basta, scappo dalla città!” come Grazia Cacciola (www.erbaviola.com) e poi raccontano la propria esperienza mettendosi al servizio di chi vuol fare come loro, ma non ne ha il coraggio. Ragazzi che fanno scelte radicali e di rottura, pecore nere come Devis Bonanni, che percorrono a ritroso quella migrazione che un tempo portava dalla campagna alla città i suoi coetanei e che oggi porta lui e tanti altri a rinunciare a ciò che fino a quel momento pensavano indispensabile per scoprire quanto sia appagante l’essenziale.

Antonio Vergoni

Pubblicato su ” Occhiaperti,net ” l’8 /11 / 2013

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