Le mani sul Delta

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di Antonio Vergoni

Stiamo costruendo per voi…Pomposia! Questo è il lieto annuncio dell’ultima creatura edilizia nata dal Genio del Immobiliare, dal Re del Ballo del mattone, dall’Innominato, colui che ha svoltato come un calzino e spolpato come una canocchia i lidi comacchiesi, divorando terra e costruendo ovunque. Oltre i Lidi ricchi, come si dice ancora qui da noi, anche i Lidi oltre Porto Garibaldi: Lido degli Scacchi, Lido di Pomposa, Lido delle Nazioni e appena prima della sacca di Goro e dell’ultimo Po, il selvaggio Lido di Volano. I dimenticati ma comunque cementati, i Lidi che non hanno avuto negli anni lo stesso successo turistico di quelli oltre il porto canale, gli attrezzatissimi Lido degli Estensi e Lido di Spina.

Ecco ancora primeggiare tra tutti il mostro che sta dietro gli esuberanti e sfacciati eco -mostri che si possono ammirare ad appena trenta metri dal mare, “ direttamente sulla spiaggia ”, per quello sputo di sabbia ormai rimasta da occupare. Un unico elettrizzante arredo urbano alla maniera moderna resiste e si moltiplica anno dopo anno, stagione dopo stagione. Pettinate e lustre abitazioni, perfettamente pronte alla vendita, incentivate e confezionate con lo stesso insuperabile stile. Suoi legittimissimi figli di calcestruzzo, bellissime casette a schiera dalle grondaie d’ottone lucente e il tetto vagamente montano ora coprono tutto, tra la strada Imperiali e la strada Acciajoli, di qua e di la dalla statale Romea.

Ed è così che entrando a Lido di Pomposa trovi ad accoglierti, l’immensa scritta cartellonata del Re, e si finisce a sbattere il naso fin dal principio sulle Sue ultime prodezze architettoniche, in un continuo triste desolato mononome fino ad arrivare al mare.

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L’angelo della Genesi, colui che “ costruisce a prescindere ”, l’ultimo discendente di una dinastia di grandi imprenditori che a cominciare dagli anni ’60 hanno creato un impero immobiliare per corrispondenza. Dalla Milano del primissimo Berlusconi e del fu Gardini prima di lui si creava il sogno da bere in riva all’ancora incontaminato Delta dalle spiagge ancora un po’ libere, all’ombra dei Tre ponti, nell’incantevole Comacchio. Rapidamente e selvaggiamente crescono negli anni alcune tra le più orripilanti oscenità edilizie che si siano mai potuto ammirare da queste parti. Un piano turistico globale ha investito questi territori. Lo scenario di quegli anni ci viene raccontato nell’importante ricerca della prof.ssa Galvani sul paesaggio e la storia del Delta: “[…] nella zona ad affaccio litoraneo, la crescita caotica degli anni ’60 è generalmente imputabile a molteplici cause. L’investimento turistico è apparso redditizio poiché la fama delle vicine località della Romagna si dimostrava in grado di influenzare un richiamo di riflesso su queste spiagge che presentavano il vantaggio di essere più vicine alle città più popolose della Romagna e si dimostravano in grado di offrire una vasta disponibilità di spazi liberi che potevano permettere una diversa impostazione del modulo vacanze, basato sull’appartamento o sulla villa piuttosto che sull’albergo.[…] Proprio grazie a questa disponibilità di spazi a basso costo, soprattutto in quanto non appetibili per altri tipi di sfruttamento, è apparso così facilmente realizzabile il sogno del possesso di un’abitazione singola, favorito del resto, dalle propizie condizioni economiche dell’Italia degli anni del boom ” ( A. Galvani 1997 ).

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Tutta questa ondata speculativa rimane senza controllo per anni a causa della mancanza di un Piano regolatore nel territorio del Comune di Comacchio. Bisognerà aspettare il 1972 per un primo intervento legislativo della zona. ( A. Vergoni 2009 )

La formulazione del Piano fu comunque piegata alle volontà dei piccoli Re Mida del mattone dell’epoca, “ […] e non pose effettivamente alcun serio problema ad una proliferazione edilizia indiscriminata” ( A. Galvani 1997).

Guardando ai dati dei censimenti statistici ufficiali del Comune di Comacchio per quegli anni, si può comprendere il mare d’opportunità in quel nuovo Eldorado del mattone: “[…] nel comune di Comacchio si assiste ad un’espansione di 26.302 abitazioni dal 1951 al 1981, con un incremento annuo medio di 877 abitazioni e un rapporto seconde case e case abitate di 4 a 1. […] In trent’anni, con un incremento medio annuo del 90%, Comacchio diventa, dopo Roma, il comune con il numero più alto di case per vacanze tra tutti quelli italiani ”. ( A. Galvani 1997)

L’anarchia urbanistica comacchiese, “ […] ha avuto come conseguenza la proliferazione di strutture inaccettabili al posto di progetti urbanistici più razionali, che possono risultare adeguati all’occupazione del suolo costiero. Sono sorti grattacieli e condomini sui terreni prospicienti il mare, assurdi e incomprensibili anche da un punto di vista architettonico, in quanto schiacciano le abitazioni più basse che sorgono alle loro spalle. Inoltre sono stati costruiti interi quartieri sulle dune sabbiose o su terreni paludosi con conseguenti e reiterati problemi d’insalubrità delle abitazioni ” ( M. Bondesan, V. Bucci 1972 ).

Eccola dunque che appare, anche oggi, davanti ai nostri occhi ormai apatici e indifferenti, la grandiosa opera senza fine degli smaniosi deliranti tossici della polvere grigia. Il sogno malsano dei fulminati di passione per il soldo su soldo, finchè c’è né e finchè si può; degli ignoranti sciacalli del mattone che hanno continuato a stuprare il paesaggio unico di questa terra. Comprando zolla dopo zolla hanno rasato pinete e stirato dune vecchie di mille anni per regalarci tonnellate della loro immondizia abitativa. La manomissione delle dune è stata effettuata per ricavarne materiale da costruzione, un danno biologico grave , come denuncia la prof.ssa Galvani: “[…] sui litorali delle provincie di Ferrara e Ravenna e nello stesso Delta Padano, l’azione dell’uomo ha finito per imporsi a quella del mare, arrivando a creare un ambiente totalmente umanizzato fino a far scomparire completamente la varietà di apparati di dune fossili insieme all’intero bio-sistema, la cui origine risaliva ad un arco di tempo compreso tra il II millennio a.C. e il Rinascimento […] ” ( A. Galvani 1997 )

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Ma basta lagnarsi! Inutile piangere sul cemento già versato! E poi, che gliene freca a lui, soprattutto. Il Rockfeller dei sette lidi ha una missione nuova, è pronto da qui a poco a terminare la balconatissima e cristallizzata Venere del Lido, una strepitosa scacchiera delle meraviglie: Pomposia! Dove una volta sorgeva il felliniano Hotel Europa poi diventato casa di vacanze per anziani e infine natura morta per anni, è balzato dal cilindro del genio, in un amen d’inverno, un intero quartiere di lusso. É Rockfeller garantito, una bomba, vedere per credere. Pomposia è quasi pronta ad entrare di diritto nel museo dello sfitto e dell’invenduto, una sciccheria pronta a dar asilo a fantasmi forse, a gatti e topi di sicuro, oppure a vagabondi magari, ma certo pronta a divenir luogo di gioco fantastico per curiosi ed annoiati bambini abbandonati a friggere sotto il sole d’agosto.

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Note:

M. Bondesan, V. Bucci 1972, “ Gli antichi cordoni litoranei del settore sud- occidentale della valli di Comacchio, v. 48, Atti della accademia delle scienze di Ferrara.

A. Galvani 1997, “ I Lidi sulla costa del Delta del Po ”, Parco del Delta del Po, Emilia Romagna.

A. Vergoni 2009, “ Il ballo del mattone, uno sguardo critico su Comacchio e i suoi Lidi ”, Orfeo Magazine, Università di Ferrara

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One thought on “Le mani sul Delta

  1. avrebbe senso se ci finisse tomasi dentro la gettata di cemento per fare pomposia. allora sarebbe il caso di fare una bella festa per la posa della prima pietra!
    ma ancor più che tomasi, visto che di gettate ce ne saranno molte, ci butterei dentro gli assessori all’ urbanistica che si sono susseguiti negli anni e che con sindaci e amministratori comunali vari si sono ingrassati alla facciaccia dei cittadini derubati del loro territorio una volta per sempre. che faccio provo ad azzardare due tre partiti a caso??

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