Donare per essere felici. La filosofia di Marcello Girone Daloli e della campagna Emergenza Zimbabwe

Le relazioni tra gli uomini nascono dallo scambio, scambio che viene avviato con il dono di una delle parti all’altra, […] anche lo spirito del donatore viaggia insieme al dono, dando così vita ad un legame tra gli individui che va ben al di là del puro scambio economico. Ecco allora che l’atto del donare non si limita a un passaggio di beni, ma mette in gioco la totalità degli elementi culturali che caratterizzano una società”.  – Saggio sul dono, Marcell Mauss, 1924

marcello girone daloli

Ogni anno il Settembre copparese offre oltre al divertimento per grandi e piccoli, una serie di importanti iniziative culturali come quella alla quale ho potuto assistere nella serata di chiusura del festival a Copparo. Siamo ospiti della libreria più amata del paese, Gaia Edicolè, dove appena pochi istanti dall’apertura della serata veniamo ristorati con un delizioso gelato con tanto di biscotto decorato con la forma continente africano, offerto dalla gelateria locale. Una vera opera d’arte… e cultura, perchè sul biscotto è stata disegnata una piccola macchia con il cioccolato ad indicare lo Stato dove ci avrebbe portato Marcello Girone Daloli, dal 2006 promotore in tutta Italia della campagna “Emergenza Zimbabwe”. Marcello presenta due suoi libri, “Indian Jeans” e “Atlantico in cargo”. Tutti gli incassi per queste pubblicazioni sono devoluti per al finanziamento del “Progetto Diga“, attivo nel nord del paese, al confine con il Mozambico.

Sant’Albert è un piccolo villaggio in un’area rurale, poche case, un complesso scolastico che accoglie 1.700 bambini e un ospedale con tre dottori, ventisei infermieri e un indotto di 119.170 abitanti (per saperne di più visitate il sitohttp://www.help-zimbabwe.org). Alla fine dei libri non si è parlato tanto, in favore di una serata “dal vivo”, con tanti interventi dei presenti, molto partecipativi ed entusiasti. Dopo una breve esposizione, Marcello presenta Ludovica, una giovane volontaria tornata da pochi mesi dallo Zimbabwe. Il suo racconto ha portato subito l’attenzione sui protagonisti principali dell’intervento a Sant’Albert: i bambini. Con voce diretta e sincera ha descritto i problemi che quotidianamente ha affrontato durante la sua permanenza di quaranta giorni nel paese. Ha parlato di quello che succede laggiù e di quello che possiamo fare noi stando qui. Piccole azioni che portano a grandi risultati in termini di benessere per quelle popolazioni. Ludovica ha spiegato i motivi di una povertà ancora dilagante, la mancanza dell’essenziale per rendere una vita almeno decorosa. L’acqua che manca ancora in molte parti del paese, o l’energia elettrica che è disponibile solo per poche ore della giornata. Le strade sterrate che i bambini percorrono spesso a piedi nudi tutti i giorni per andare a scuola. Ha raccontato il suo disagio iniziale davanti ad una povertà che si fa normalità amministrata. Quel senso d’impotenza per non poter fare di più di quello che per ora è possibile fare.
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Nel 2008 la più grande epidemia di colera degli ultimi quindici anni ha colpito lo Zimbabwe e ha ucciso più di 4.400 persone, nel più colpevole dei silenzi dei media generalisti. Il flagello continuo dell’Aids in Zimbabwe come nel Botswana, in Namibia e in Sudafrica da decenni rappresenta la maggior causa di morte tra la popolazione: “[…]Secondo Demographic Health Survey (ZDHS), nel 2011 in Zimbabwe il 15% degli adulti di età compresa tra 15-49 anni è infettato con l’HIV” (A. Tundo 2010). Un atroce e triste record mondiale, con i bambini tra le vittime più colpite. La perdita dei genitori, oltre alla malattia (ereditata geneticamente) porta ad un numero altissimo e indefinibile di figli della strada, a rischio e senza un futuro. Marcello parla anche di questo, della sua iniziativa per l’adozione a distanza per la quale grazie ai contributi di tanti riesce a fornire un sostegno per un gran numero di bambini e soprattutto riesce ad offrire a loro la speranza di una vita migliore. Come dimostrato gli ultimi dati raccolti dall’UNDP (il programma di sviluppo delle Nazioni Unite), in dieci anni lo Zimbabwe ha visto un ridimensionamento dei tassi di mortalità per i bambini sotto i cinque anni e per quella infantile, ma ad un ritmo molto lento, per risultati ancora largamente insufficienti. La mortalità infantile dipende ancora oggi principalmente dalle condizioni socio-economiche e dal livello d’istruzione delle madri, che porta ad una differenza per ora insanabile tra chi nasce in città e chi in zone rurali, come quella di Sant’Albert. (UNDP, 2012) Il governo dello Zimbabwe ha da tempo avviato una serie di interventi di lotta contro l’Hiv/Aids, con diverse strutture a livello nazionale e decentrato, delegando poi la maggior parte degli oneri soprattutto a reti comunitarie di base e alle organizzazioni umanitarie presenti nel paese. L’azione del governo centrale in questo campo è legata da sempre alla necessità di giustificare l’ingente e continuo flusso di aiuti (umanitari e in denaro) che provengono principalmente dal Fondo Globale per la lotta all’Hiv/Aids e che vede gli Stati Uniti come principale sponsor internazionale (UNAIDS, 2014).

Il problema principale nel tradurre l’ingente sostegno finanziario ricevuto in risultati concreti è l’alto livello di corruzione e malaffare del quale è accusato da anni il governo del presidente Robert Mugabe. Una corruzione che produce una cultura dell’illegalità diffusa anche al resto della società e che colpisce direttamente i più deboli ed indifesi. Un esempio è stato lo scandalo dei farmaci antiretrovirali (per la terapia di cura dell’Hiv/Aids) che sono stati venduti ai malati per somme esorbitanti e che è stato denunciato nel 2010 dalla Zlhr (Zimbabwe Lawyers for Human Rights), un’organizzazione di avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani. (A. Tundo, 2010) Il controllo sul destino degli aiuti umanitari che questo paese riceve è la spina nel fianco della cooperazione internazionale allo sviluppo. Marcello ne è consapevole ed è per questo che da quando ha lanciato il “Progetto Diga” ha deciso di mantenere la più totale trasparenza rispetto a tutte le entrate e le uscite e di intestare il conto corrente direttamente all’Asi, l’associazione femminile che gestisce l’ospedale di Sant’Albert. Il volontariato rimane la spina dorsale dell’intera operazione, garantendone l’imparzialità dell’impegno che donne e uomini da anni stanno investendo in questo progetto. È la motivazione vera di tutti i protagonisti, spinta da sentimenti disinteressati che ha permesso il raggiungimento di importanti risultati con un investimento di denaro relativo, soprattutto se confrontato alle cifre astronomiche di altre campagne di raccolta fondi sponsorizzate da importanti organizzazioni internazionali.
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Il futuro del Progetto Diga prevede il raggiungimento di importanti obiettivi che permettano alla struttura sanitaria di Sant’Albert un’ indipendenza dal punto di vista idrico e alimentare. Il progetto in corso fa parte di un intervento a lungo termine che non potrà finire dall’oggi al domani. La maggiore difficoltà che incontrano questo tipo di operazioni è proprio la fuga dell’aiuto esterno nel momento in cui si consideri terminato il lavoro. “Quando finirà questo progetto?”, questa è una delle domande che Marcello si sente rivolgere più spesso. “Mai!” è la sua risposta, o come ha modo di sottolineare anche durante la serata di Copparo, la missione non può avere una data prestabilita di rientro fino a quando l’indispensabile opera di addestramento dei futuri tecnici o delle infermiere o dei medici non sarà portata a compimento. Questo punto è fondamentale ed è il tratto distintivo che conferisce al Progetto Diga garanzie a lungo termine che molti progetti “mordi e fuggi”, dettati da condizionalità troppo dipendenti dall’aspetto lucrativo della faccenda, non potranno mai avere. E in più in questo progetto c’è tanta filosofia, quella che Marcello ama chiamare la “dono-terapia”: un atteggiamento d’incondizionata apertura verso il prossimo, volendo anche un po’ egoistico perché in grado di restituire, a chi lo mette in atto, quella “[…] impareggiabile opportunità…di essere felici” (*), aiutando gli altri.

** Nota: tutte le foto contenute nell’articolo sono di Roberta De Palo e tratte dalla pagina Facebook “Help-Zimbabwe Onlus” **
( * ) La frase tra virgolette è tratta dallo scritto di Marcello Girone Daloli sul sito http://www.help-zimbabwe.org

BIBLIOGRAFIA

  1. Tundo, 2010, “Zimbabwe, corruzione spietata” http://it.peacereporter.net/articolo/24568/Zimbabwe,+corruzione+spietata
    UNAIDS 2014, “ Global AIDS Response Country Progress Report Zimbabwe 2014 ”http://www.unaids.org/en/dataanalysis/knowyourresponse/countryprogressreports/2014countries/ZWE_narrative_report_2014.pdf
    UNDP 2012, “ZIMBABWE 2012 Millennium Development Goals  Progress Report ”,http://www.undp.org/content/dam/undp/library/MDG/english/MDG%20Country%20Reports/Zimbabwe/MDGR%202012final%20draft%208.pdf

– See more at: http://www.occhiaperti.net/364/donare-per-essere-felici#sthash.ejSckxVU.dpuf

Pubblicato su Occhiaperti.net il 14/10/2014

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